Ulrich Mühe ne 'Le vite degli altri', premio Oscar come film straniero nel 2007
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"Reagan aveva preso in prestito un proverbio russo. Era questo: fidati, ma verifica. L’intelligence fa parte della verifica”, Alessandro Politi, direttore della Nato Defense College Foundation di Roma, cita l’ex presidente americano per raccontare come l’attività degli 007 sia una costante quotidiana, una presenza continua che emerge solo in certe occasioni. A suo giudizio la vicenda del capitano di fregata Walter Biot e dei due diplomatici russi non rivela un’attenzione particolare per il Belpaese. "Lo spionaggio – argomenta – è un’attività che si fa in tutte le direzioni possibili e contro tutti i Paesi. Pensi che quando c’era ancora il Patto di Varsavia, appena si cominciò a intuire la svolta in Polonia, quella guidata da Lech...

"Reagan aveva preso in prestito un proverbio russo. Era questo: fidati, ma verifica. L’intelligence fa parte della verifica”, Alessandro Politi, direttore della Nato Defense College Foundation di Roma, cita l’ex presidente americano per raccontare come l’attività degli 007 sia una costante quotidiana, una presenza continua che emerge solo in certe occasioni.

A suo giudizio la vicenda del capitano di fregata Walter Biot e dei due diplomatici russi non rivela un’attenzione particolare per il Belpaese. "Lo spionaggio – argomenta – è un’attività che si fa in tutte le direzioni possibili e contro tutti i Paesi. Pensi che quando c’era ancora il Patto di Varsavia, appena si cominciò a intuire la svolta in Polonia, quella guidata da Lech Wałęsa, la Stasi, gli 007 della Germania dell’est, cominciò a spiare i polacchi, visto che erano un grave rischio per il loro governo. Allora non se ne disse nulla, ma è emerso chiaramente dopo".

L’Italia comunque è e resta un Paese significativo per Mosca, particolarmente ora. Politi sul punto non ha dubbi: "Dalla fine della terza mondiale, che noi comodamente chiamiamo guerra fredda, i russi hanno perso tutto il loro vasto antemurale nel centro dell’Europa e quindi hanno visto le basi della Nato avvicinarsi molto di più al loro Paese. Non c’è nessuno Stato, anche nell’America settentrionale, che non sia nelle attenzioni dei servizi russi".

Nel caso del capitano di fregata Biot il danno non pare epocale. Politi fa notare però che "l’uscita dei documenti classificati è difficilmente valutabile senza aver visto che cosa esattamente è stato sequestrato". "Le fonti statunitensi e quelle della Nato – spiega – hanno minimizzato. In questo caso si tratta di un capitano di fregata, non di un contrammiraglio. Oltre un certo livello non poteva andare, a meno che non avesse qualifiche particolari. Sembra che sia stato seguito per almeno sei mesi, il che significa che probabilmente era stato reclutato prima". Il direttore della Nato Defense College Foundation è convinto che i due diplomatici russi fossero "militari sotto copertura diplomatica" e ritiene "probabile che fossero ufficiali del Gru, il servizio di intelligence militare russo, mai riformato durante il periodo dell’Unione Sovietica e anche dopo".

La loro espulsione potrebbe anche non innescare una ritorsione simmetrica di Mosca. "È una cosa possibile – riflette l’analista –, ma non so quanto sia probabile. Esistono considerazioni politiche che possono indurre a pensare che sia meglio una reazione di altro tipo. Semplicemente perché l’Italia è un Paese che ha sempre dimostrato una certa flessibilità politica, pur rimanendo molto fedele all’Alleanza Atlantica". Il direttore del think tank annota che Roma "con le sanzioni nei confronti della Russia ha lavorato benissimo, molto meglio di tanti altri europei, perché quando si va a toccare gli interessi economici si trovano amicizie di tutti i tipi. L’Italia ha sanzionato in modo molto più mirato e più duro i potenti della cerchia di Putin. Altri lo hanno fatto molto più all’acqua di rose".

Politi descrive così l’Aise, l’agenzia di intelligence per l’estero: "Non ha solo compiti di controspionaggio, ha compiti di spionaggio offensivo. Questo fa parte di quella normale attività di intelligence che c’è in tutti i tempi e in tutte le condizioni". L’ ex capo di stato maggiore della difesa Vincenzo Camporini osserva che la buona notizia della vicenda è la "capacità del sistema di monitorare e agire da parte delle agenzie per la sicurezza e delle organizzazioni militari". Quella cattiva è che "la Russia non ha ancora capito che il suo alleato ideale è l’Unione Europea e, con i dovuti limiti, gli Stati Uniti. Affidarsi alla Cina è una follia strategica".