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18 gen 2015

Guardia giurata si spara per sbaglio. Indagata con l’amico carabiniere

L’episodio la notte di Capodanno, lo «sceriffo» ferito a una mano

di Michele Pusterla

18 gen 2015
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08 GENNAIO 2007 - SONDRIO CARABINIERI CONTROLLANO OSPEDALE DEL CAPOLUOGO - foto(National Press Fotocronache)
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08 GENNAIO 2007 - SONDRIO CARABINIERI CONTROLLANO OSPEDALE DEL CAPOLUOGO - foto(National Press Fotocronache)

Sondrio, 18 gennaio 2015 - La notte di San Silvestro sembra di essere alle pendici del Vesuvio, nel popolare quartiere napoletano di Fuorigrotta e non, invece, come nella realtà, nella «lombardissima» Abbadia Lariana. A festeggiare Capodanno si ritrovano la famiglia di una guardia giurata, residente nel paese alle porte di Lecco, e quella di un amico carabiniere in servizio in ValtellinaAllo scoccare della mezzanotte i capifamiglia non si accontentano di assistere dalle finestre ai tanti fuochi d’artificio che eccheggiano sulle due sponde del lago di Como, tutto illuminato per alcuni lunghi, intermonabili minuti. Il metronotte e il suo ospite militare decidono di uscire sul balcone e di sparare alcuni colpi con le armi, regolarmente detenute, del padrone di casa. All’improvviso, quando si apprestano a rientrare nell’alloggio, mentre una pistola viene riposta nella sua custodia parte un proiettile che colpisce a una mano lo «sceriffo». Il sangue esce a flotti, c’è la corsa al vicino ospedale «Manzoni» di Lecco per fermare il prima possibile l’emmoragia e saturare il «buco» all’arto superiore ferito. E l’inevitabile curiosità del personale sanitario che, giustamente, vuol sapere dal paziente come si sia procurato il foro nella mano: «Si è trattato esclusivamente di un incidente. Per errore mi sono sparato con una delle mie pistole, mentre salutavo l’arrivo del 2015 con un mio amico carabiniere di Sondrio».

Il ferito ha ricevuto le cure e la notizia resta blindata sino ad oggi, quando abbiamo appreso che i due protagonisti della bravata sono stati segnalati alla Procura di Lecco e ora sono entrambi indagati in stato di libertà per quegli spari in luogo pubblico, quindi proibiti. Alla guardia giurata i magistrati, inoltre, hanno ritirato le armi in dotazione, mentre si è nel frattempo saputo che il carabiniere indagato presta servizio alla Banca d’Italia, in piazza Garibaldi, da tempo una sorta di «rifugio peccatorum» per chi indossa la divisa nella Benemerita provinciale e si è macchiato di qualche reato accertato o ancora presunto. In questi ultimi anni vi sono stati trasferiti alcuni militari che hanno avuto o hanno tuttora problemi con la giustizia: c’è l’ufficiale condannato perchè a suo tempo mandava i colleghi a prendere con la camionetta della caserma un pregiudicato ai domiciliari o con obbligo di dimora, ad Ardenno, per farlo lavorare al cantiere di Castione dov’era in costruzione la villetta dell’ufficiale, quello sospettato di aver passato una notizia riservata allo scrivente giornalista de «Il Giorno», quello che si dava malato e non si presentava al Comando Cc per andare a fare l’arbitro e ricevere l’indennità prevista. L’unico non mandato al «rifugio» è quel capitano poi condannato che, anni fa, si fece dare una considerevole somma di denaro dalla Banca Popolare sostenendo che i soldi sarebbero serviti per un’urgente indagine (quindi sarebbero stati restituiti dal Ministero), invece si scoprì che gli occorrevano per pagarsi le squillo (non bastandogli la visione dei siti porno durante gli orari di lavoro, sempre a spese dei contribuenti) e che nel cassetto della scrivania dell’ufficio perquisito, in caserma, nascondeva un’arma clandestina.

di Michele Pusterla

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