Il traforo del Gran Sasso
Il traforo del Gran Sasso

Roma, 13 maggio 2019 - Storie così accadono solo in Italia. Per evitare l’accusa di reiterare il potenziale reato di inquinamento della falda acquifera la concessionaria dell’Autostrada dei Parchi ha annunciato che il prossimo 19 maggio chiuderà il traforo del Gran Sasso, spaccando letteralmente l’Abruzzo e l’Italia in due. Tra il 2016 e il 2017 nelle acque potabili era stata rilevata la presenza di toluene e l’inchiesta della procura di Teramo ha portato al rinvio a giudizio di 10 dirigenti del concessionario autostradale dell’A24 e A25, dei laboratori del Infn e dell’acquedotto Ruzzo Reti. A settembre è partito il processo e l’Autostrada dei Parchi non vuole correre il rischio di nuove accuse e così chiude il fondamentale tunnel che collega la costa abruzzese con l’Aquila e il Lazio. E pazienza per gli effetti che questo avrà.

Mentre sindaco dell’Aquila, regione e categorie economiche abruzzesi si stracciano (giustamente) le vesti, dal Mit fanno sapere che domani (o forse anche oggi) ci sarà un vertice con la società per trovare una soluzione che scongiuri il blocco. Secondo quanto ribadiscono dal Mit, la chiusura del traforo del Gran Sasso "rappresenterebbe una procurata interruzione di pubblico servizio che equivarrebbe a un inadempimento grave da parte della società", concessionaria delle autostrade A24 e A25, che potrebbe portare "alla revoca immediata della concessione", ipotesi evocata nei giorni scorsi dal sottosegretario M5s Gianluca Vacca. E l’impressione è che al ministero stiano valutando il tanto peggio-tanto meglio: una chiusura di poche ore per poi far scattare la revoca della concessione.

A far ritenere possibile l’ipotesi, il fatto che Strada dei Parchi faccia sapere come il Mit fosse già informato dal 5 aprile dell’intenzione di chiudere in entrambe le direzioni il traforo in mancanza del via libera al piano di investimenti da 172 milioni di euro per l’impermeabilizzazione della galleria, previsto in una delibera regionale, su cui però non arrivò il nulla osta. Anzi, nella replica del 10 aprile fu rilevata "l’estraneità degli interventi al rapporto concessorio, in quanto non contemplati nella convezione vigente». «Ci hanno detto – puntualizza il vicepresidente della concessionaria, Mauro Fabris – che Strada dei Parchi non ha competenza, di stare fermi. Noi abbiamo avvertito: ‘Guardate che allora dobbiamo chiudere’, il governo non ci ha detto nulla in contrario. Sarebbe singolare se ora ci revocasse la concessione".

Il Mit fa sapere che presto sarà nominato un commissario per il rischio idrogeologico del Gran Sasso che, oltre alla progettazione e ai lavori di messa in sicurezza, si interessi anche di gestione dell’ infrastruttura. Ma se anche commissario e stanziamenti arriveranno, la chiusura del traforo è imminente, e il ministro Toninelli dovrà trovare una soluzione per non dividere in due l’Italia centrale. Con le Europee in arrivo, qualche speranza c’è.

© RIPRODUZIONE RISERVATA