Michele Brambilla Ieri l’altro, su un grande quotidiano, parlava uno di questi personaggi e nel titolo si assicurava che “le varianti sono un falso problema”. Capito? Per mesi ci hanno detto che erano “il” problema. E invece no, sono un falso problema. Sospiro di sollievo. Ma son bastate ventiquattr’ore. Ieri mattina un altro grande quotidiano ci ha...

Michele

Brambilla

Ieri l’altro, su un grande quotidiano, parlava uno di questi personaggi e nel titolo si assicurava che “le varianti sono un falso problema”. Capito? Per mesi ci hanno detto che erano “il” problema. E invece no, sono un falso problema. Sospiro di sollievo.

Ma son bastate ventiquattr’ore. Ieri mattina un altro grande quotidiano ci ha informato che c’è un allarme: contro la variante indiana i vaccini funzionano poco o nulla. Accidenti. Però dopo un attimo Franco Locatelli, che è il presidente del Cts e una delle poche persone serie, ci ha nuovamente rassicurati: dopo l’estate, probabilmente, il Covid non tornerà più. Ottimo. Ma ecco la ferale notizia, forse la più temuta: ai maschi che hanno avuto il Covid, c’è il rischio che non funzioni più. Lo dice un virologo. Ma subito arriva in soccorso un andrologo che tranquillizza: con il Viagra (è sempre Pfizer che ci salva) si risolve il problema.

C’è poco da scherzare. La pandemia è stata una tragedia e l’infodemia ha peggiorato la situazione: confondendo, disorientando, spaventando, terrorizzando. Passata la tempesta, passerà anche la tv dei virologi i quali, dopo qualche mese, cominceranno a non essere più riconosciuti per strada, e sarà allora il momento in cui gli psicologi dovranno farsi carico di una nuova emergenza sociale.

Ma sarebbe sbagliato prendersela con i virologi. La colpa è nostra, di noi giornalisti, che li abbiamo indotti in tentazione (e come diceva Oscar Wilde, l’unico modo per resistere a una tentazione è cedervi).

Questo articolo è dunque, soprattutto, un’autodenuncia, e un invito alla magistratura a processarci. I reati non mancano: dal procurato allarme alla diffusione di notizie false e tendenziose, atte – come si diceva una volta – a turbare l’ordine pubblico.