Il leader di Italia viva, Matteo Renzi, 46 anni firma i referendum sulla giustizia. Con lui Roberto Giachetti (60)
Il leader di Italia viva, Matteo Renzi, 46 anni firma i referendum sulla giustizia. Con lui Roberto Giachetti (60)
di Ettore Maria Colombo La buona notizia è che anche un ex premier ha firmato i referendum sulla giustizia presentati da Lega e Radicali italiani. L’attuale leader di Iv lo ha fatto ieri mattina, a Largo di Torre Argentina, a un banchetto allestito dai Radicali, sotto un sole cocente che non lo ha fermato. Un banchetto dove Matteo Renzi giocava in casa: ad autenticare le firme c’era ‘Bob’ Giachetti, storico esponente radicale, oggi deputato Iv. La cattiva notizia la porta sempre Renzi, mettendo in guardia che "pare che i 5Stelle cercheranno di far saltare la legge Cartabia, presentando quasi...

di Ettore Maria Colombo

La buona notizia è che anche un ex premier ha firmato i referendum sulla giustizia presentati da Lega e Radicali italiani. L’attuale leader di Iv lo ha fatto ieri mattina, a Largo di Torre Argentina, a un banchetto allestito dai Radicali, sotto un sole cocente che non lo ha fermato. Un banchetto dove Matteo Renzi giocava in casa: ad autenticare le firme c’era ‘Bob’ Giachetti, storico esponente radicale, oggi deputato Iv. La cattiva notizia la porta sempre Renzi, mettendo in guardia che "pare che i 5Stelle cercheranno di far saltare la legge Cartabia, presentando quasi mille emendamenti. Noi lavoriamo per sostenere il governo Draghi e per non consentire a Conte&co. di mettere in difficoltà gli italiani per guerriglie interne ai grillini". In effetti, sta andando così. Dalla Camera dei Deputati, infatti, dove si sta trattando la riforma del processo penale in seno alla commissione Giustizia, presieduta dal M5s Mario Perantoni, arriva la notizia che è già bello che sia saltato l’approdo in Aula della riforma del Guardasigilli fortemente voluta da Draghi, oltre che dalla Ue. Approdo previsto per il 23 luglio, La riforma doveva, nei propositi del governo, bruciare le tappe ed essere licenziata, almeno in un ramo del Parlamento, prima della pausa agostana. Lo aveva deciso la conferenza dei capigruppo, così non sarà. Perantoni lo comunica al presidente della Camera, Fico, e in termini ultimativi: "La data dell’approdo in Aula è troppo ravvicinata". Colpa dei quasi mille emendamenti presentati (e di altri 1.613 ‘sub-emendamenti’) di cui, però, ben 917 sono a firma 5Stelle (alcuni soppressivi del testo Cartabia), 403 sono degli ex M5s di L’alternativa c’è’, 65 di Iv, 120 di FI, 19 di +Europa, 39 di FdI, 12 della Lega, 19 Pd.

Oggi si riunirà di nuovo la conferenza dei capigruppo per stabilire il nuovo calendario. Fonti dem fanno capire che l’Aula sarà riconvocata per il 29 o 30 luglio al fine di votare la riforma Cartabia entro la prima decade di agosto. Ma spiegano anche che "senza un accordo politico, su cui stiamo lavorando sia noi con i 5stelle, sia la ministra sia palazzo Chigi, non se ne esce". Il governo – è la previsione dem – "metterà la fiducia, ma rischiamo di vedere, in Aula, la rappresentazione plastica della spaccatura nei i 5Stelle. E sarebbe un guaio per tutti…". Il capogruppo in commissione Giustizia, Alfredo Bazoli, spiega i termini della possibile intesa: "I gruppi ritirano i loro emendamenti e passa solo quello del governo con la previsione di un atterraggio ‘morbido’ della riforma di tre anni per dare modo agli uffici giudiziari di adeguarsi, al personale nuovo di entrare in organico e alla riforma di distendersi con questi aggiustamenti: tre anni, e non due, per la prescrizione in appello e un anno e mezzo, e non uno, in Cassazione". Il problema sono i 5s: divisi tra oltranzisti (Bonafede, ma anche Ferraresi, Sarti, lo stesso presidente Perantoni) e trattativisti, legati a Di Maio come a Fico. L’ultima parola, però, sarà ormai quella di Conte.