Il luogo del macabro ritrovamento
Il luogo del macabro ritrovamento
CASELLE LANDI (Lodi), 18 aprile 221 - È ricomparso dalle acque della sponda lodigiana del fiume Po il cadavere di Stefano Barilli, il 23enne di Piacenza di cui si erano perse le tracce dall’8 febbraio. Il cadavere è privo di testa, a identificarlo i documenti trovati in una tasca del giubbotto e appartenenti al giovane. "Aspettiamo l’esito dell’esame del dna per capire come procedere – spiega il procuratore di Lodi, Domenico Chiaro –. Dai vestiti e dalla corporatura sembrerebbe il 23enne Stefano Barilli. Aspettiamo tutti gli esami, facciamolo per rispetto dei genitori che già tanto hanno sofferto". A poco più di due mesi dalla scomparsa, il corpo di Barilli è stato trovato a circa dieci metri dalla riva del grande Fiume, in territorio...

CASELLE LANDI (Lodi), 18 aprile 221 - È ricomparso dalle acque della sponda lodigiana del fiume Po il cadavere di Stefano Barilli, il 23enne di Piacenza di cui si erano perse le tracce dall’8 febbraio. Il cadavere è privo di testa, a identificarlo i documenti trovati in una tasca del giubbotto e appartenenti al giovane. "Aspettiamo l’esito dell’esame del dna per capire come procedere – spiega il procuratore di Lodi, Domenico Chiaro –. Dai vestiti e dalla corporatura sembrerebbe il 23enne Stefano Barilli. Aspettiamo tutti gli esami, facciamolo per rispetto dei genitori che già tanto hanno sofferto".

A poco più di due mesi dalla scomparsa, il corpo di Barilli è stato trovato a circa dieci metri dalla riva del grande Fiume, in territorio di Caselle Landi, in località Punte, adocchiato da un pescatore. Un cadavere vestito di nero, giubbotto allacciato, jeans, calze e scarpe. Tutte di colore scuro. Lanciato l’allarme e riportato sullo spiaggione, la macabra scoperta. Ciò che lega il corpo all’identità di Barilli è una busta sigillata nascosta nel giubbotto che conserva i documenti personali oltre ad un foglietto scritto a mano con il quale spiega che nessuno lo ha costretto a compiere il gesto estremo. Resta il mistero sul fatto che il giovane sia stato trovato con la testa mozzata mentre il resto del corpo sembrava, apparentemente, intatto: non è escluso che purtroppo sia diventato preda dei siluri, veri e propri predatori del fiume. Sarebbe l’epilogo di una storia angosciante.

La vita nel quartiere San Lazzaro, a Piacenza, accanto alla mamma, Natascia Sbriscia, e alla sorella più piccola, non bastano a Stefano Barilli. Dopo il diploma, vive per un anno a Milano. Poi quattro mesi a Londra, dove lavora anche come cameriere. Al ritorno la mamma nota il cambiamento. Rotti i rapporti con i vecchi amici, si isola per frequentare corsi di informatica e studiare tantissimo.

Vola in Germania per un corso di tre giorni, costato mille euro. Nella sua libreria si allineano libri di persone di successo, come l’imprenditore sudafricano Elon Musk. Stefano trascorre un mese a Zurigo, dice che è in cerca di finanziamenti per una startup. Fa ritorno a Piacenza e annuncia che anche questo sogno si è infranto. È il 6 febbraio. L’8 febbraio riordina la camera. Cancella le memorie da cellulare e computer portatile. Mette nello zaino boxer, patente, carta d’identità, codice fiscale, tessera sanitaria, la Sim del telefonino ma non l’apparecchio, hard disk del computer. Preleva il dizionario di tedesco.

Spariscono le sue carte e il quaderno da dove ha strappato il foglio per scrivere quella che pare essere una lettera di addio, lasciata in bella vista insieme con il passaporto e la tessera del bancomat: "I soldi sono per mia sorella minore a patto che consegua la laurea. So che non capirete il mio gesto". Sul letto, ben steso un vestito, nuovo. Si chiude alle spalle la porta di casa e sparisce nel nulla. Le stranezze di quella sparizione alimentano, insieme, incubi e speranze. Ne è rimasto uno, dove sono registrate solo le operazioni fatte in Svizzera. "Non sono – dice la mamma – i comportamenti di chi ha deciso di togliersi la vita, ma di chi non vuole lasciarsi niente alle spalle. Penso che ci sia dietro un’organizzazione, una psico-setta".

Spunta una fotografia che sembrerebbe intrecciare la sorte di Stefano con quella di Alessandro Venturelli, un ventenne di Sassuolo (Modena), scomparso il 5 dicembre 2020. È stata scattata alle 19 del 18 febbraio, alla Stazione Centrale di Milano, da una telespettatrice che aveva assistito a una puntata di "Chi l’ha visto?". Le mamme di Stefano e Alessandro riconoscono i figli. L’illusione si alimenta per poco. Si fanno vivi i due ragazzi della foto. Ieri l’ultimo capitolo.