Un militare iracheno davanti a un’immagine del Papa a Baghdad
Un militare iracheno davanti a un’immagine del Papa a Baghdad
di Nina Fabrizio Nemmeno l’immediata eco del più sanguinoso attacco suicida dei tempi recenti, 28 morti e 73 feriti il 21 gennaio scorso a Baghdad, ha fatto vacillare per un solo istante l’organizzazione del viaggio apostolico di Francesco nella terra di Abramo, prima missione internazionale dopo un anno di stop forzato a causa della pandemia. Domattina alle 7.30, un volo AZ dell’Alitalia decollerà da Fiumicino in direzione della capitale irachena con a bordo Bergoglio e il suo seguito, già immunizzati con due dosi di vaccino Pzifer. Desiderato a lungo da...

di Nina Fabrizio

Nemmeno l’immediata eco del più sanguinoso attacco suicida dei tempi recenti, 28 morti e 73 feriti il 21 gennaio scorso a Baghdad, ha fatto vacillare per un solo istante l’organizzazione del viaggio apostolico di Francesco nella terra di Abramo, prima missione internazionale dopo un anno di stop forzato a causa della pandemia. Domattina alle 7.30, un volo AZ dell’Alitalia decollerà da Fiumicino in direzione della capitale irachena con a bordo Bergoglio e il suo seguito, già immunizzati con due dosi di vaccino Pzifer. Desiderato a lungo da Giovanni Paolo II – i cui appelli inascoltati contro l’attacco a Saddam sono storia –, accarezzato da Francesco fin dai primi mesi del pontificato, il viaggio è stato rimandato in questi otto anni già due volte per motivi di sicurezza. Proprio la pandemia di Covid con la sua emergenza sanitaria e il favorevole (per il Papa) cambio nell’amministrazione Usa che ha il controllo delle basi nel Nord, hanno finalmente spinto Bergoglio a rompere gli indugi. Porterà così la sua carezza alla comunità cristiana e insieme tenterà una missione di pace quasi impossibile. Ridotti già a meno di 400mila dopo la capitolazione di Saddam Hussein, da che all’epoca del regime baahtista erano stimati tra 1 e 1,4 milioni (6% della popolazione), da allora i cristiani d’Iraq si sono ridotti fino agli attuali 300- 400 mila. Solo nel periodo tra il 2003 e il marzo 2015, ne sono stati uccisi 1.200. E il peggio doveva ancora venire: tra il 2014 e il 2017 la comunità ha dovuto subire il flagello del Daesh che l’ha resa vittima, insieme agli yazidi, di violenze indicibili ed eccidi brutali. Bruciando chiese, razziando proprietà, ergendo crocifissioni e decapitazioni di piazza, i terroristi di Isis hanno proceduto per tre lunghi anni a un’opera terrificante e sistematica di decimazione dei cristiani. Sconvolgente, per il mondo intero, è stata la furia scatenata dalle Bandiere nere nella Piana di Ninive nella rovente estate del 2014. A causa del Covid la missione di Francesco si terrà tutta in tono minore. Niente folle, niente eventi di massa tranne forse ad Erbil nella messa allo stadio con 30mila posti distanziati. Il Papa si sposterà sempre con una auto chiusa, possibile ceda all’utilizzo di quella blindata. Il suo itinerario muove da Baghdad. Poi Najaf, Erbil, Mosul, Qaraqosh. A momenti sarà un pellegrinaggio triste tra i resti di una comunità un tempo gloriosa che oggi chiede ‘solo’ al (debole) governo di Baghdad le garanzie di uno stato laico. Sette i discorsi, molte le strette di mano. L’incontro più cruciale di Francesco sarà forse quello, davvero storico, con l’autorità sciita, l’ayatollah Al-Sistani. Riottosi alla pacificazione, manovrati dal vicino Iran, gli sciiti iracheni non sono meno responsabili dei sunniti del caos perenne che regna nel Paese.