Roberto

Pazzi

Che succede agli italiani che impavidi di fronte alla minaccia del virus, corrono a dimenticarlo nell’ebbrezza di comperare regali? Davvero è solo l’ansia di testimoniare affetto col gesto del dono natalizio? Questa contingenza è rivelatrice di una corruzione che ha snaturato il popolo più pronto al sacrificio nei momenti peggiori. La sua anima appare posseduta dalla seduzione del comperare. Ma la malattia che ha ridotto a un comprificio l’Italia viene da lontano.

Sono un ormai pallido ricordo i Natali senza sfarzo di regali, arresi a un piccolo presepio, nemmeno all’albero di Natale, moda venuta più tardi. Il Natale già da decenni si era trasformato in una festa dei consumi ubriacata da una pubblicità televisiva che fa degli italiani uomini a una dimensione, non diversa da altri popoli dell’Occidente. E così la pulsione a guarnire in luccicanti carte da regalo oggetti che si riveleranno inutili, andando ad accumularsi a quelli dell’anno scorso, rivela qualcosa di malato. Paradossale che gli italiani non abbiano tanto denaro da spendere, ogni giorno si legge di nuovi poveri, di migliaia di persone in fila per mangiare.

La corsa a comperare allora sembra coazione a ripetere un gesto che non pensi al domani, ma assolutizzi l’oggi, per paura di non avere futuro. E così, vedendo queste folle, ho pensato alla forza malefica del pifferaio magico più che alla tradizione del giorno natale di Gesù Cristo.