Roberto Pazzi Difficile non reprimere un sentimento di spontanea antipatia di fronte all’incombente festa di Halloween, con quel modo così discutibile di festeggiare la morte, la vera signora di questo mondo secondo Céline. Avevamo già nel nostro immaginario un modo alto e sentito di ricordare i morti, nella ricorrenza del 2...

Roberto

Pazzi

Difficile non reprimere un sentimento di spontanea antipatia di fronte all’incombente festa di Halloween, con quel modo così discutibile di festeggiare la morte, la vera signora di questo mondo secondo Céline. Avevamo già nel nostro immaginario un modo alto e sentito di ricordare i morti, nella ricorrenza del 2 novembre che ci riconvocava sulle tombe dei più cari, grazie alla "pietosa insania" foscoliana. Era ed è un sentimento cristiano incentrato sul "vita non tollitur, mutatur", la vita muta di stato ma non ci viene tolta. Poteva coinvolgere credenti e non credenti, unendoli in una sola proiezione dello sguardo oltre la vita terrena, l’unica che si conosca.

Ma da Oltreoceano ci viene a invadere questa moda che trasforma la festa dei morti in occasione di scherzo e di scherno, con un gusto invasivo becero e irriverente. Sarà certamente il piacere dei bambini di mascherarsi e giocare ai fantasmi, quello che ne decreta il successo, già Oscar Wilde l’aveva capito nel racconto The Canterville ghost. Ma perché cedere con facilità a qualcosa di così estraneo alla nostra cultura? Perché impomatarsi e impiastricciarci con i dubbi colori di una festa americana se abbiamo già una festa secolare, tutta nostra? Subiamo già l’imperialismo della lingua, con tante parole inglesi che infarciscono la comunicazione, trascurando la più bella lingua del mondo, l’italiano di Dante e dei libretti di Mozart. Perché anche questa resa? Si tratta di non svendere la nostra identità, conservare il bene prezioso della tradizione, saper rivendicare il diritto a non perdere la vera anima. Sono convinto: per piacere agli altri, perdere se stessi è la più sicura prova di stupidità.