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Fake news su Facebook, lo sceriffo anti-bufale: "Ora fuori i nomi"

Ha aiutato il colosso social a cancellare pagine di notizie false: "Il web deve mobilitarsi"

di REMY MORANDI
Ultimo aggiornamento il 14 maggio 2019 alle 10:38
Dipendenti Facebook a Menlo Park (LaPresse)

Roma, 14 maggio 2019 - «Sono due anni che lavoriamo sulle fake news». Luca Nicotra è responsabile per l’Italia di Avaaz, l’ong che ha fatto chiudere domenica le 23 pagine (metà delle quali a sostegno di Lega e 5 Stelle) che diffondevano disinformazione su Facebook

Ventitré pagine e 2,5 milioni di utenti. Chi c’è dietro?

«Persone che si creano un profilo falso, aprono un gruppo su Facebook e iniziano a diffondere notizie spacciandole per vere».

Perché lo fanno e chi sono queste persone?

«Per lo più sono attivisti politici. Persone che si fidano del loro partito di appartenenza, non credono più ai media tradizionali e pensano che l’unica vera e libera informazione sia quella online».

Sono rintracciabili?

«È questo il vero problema. Non hanno un nome se si creano un profilo falso. Solo Facebook può risalire a chi ha creato una pagina o chi ha pubblicato un post».

Cosa si guadagna nel creare una fake news?

«Molte volte le notizie distorte vengono create solo per aumentare il consenso del partito che si sostiene. Non si cerca un guadagno personale».

Non ci sono giri di soldi dietro la disinformazione?

«Sì, ci sono. Può succedere che una pagina o un account falso pubblichi un post che rimanda a un sito online, il quale al suo interno contiene pubblicità e da qui ne trae un guadagno».

Dite che Facebook dovrebbe fare di più per risolvere il problema della disinformazione.

«Dovrebbe e lo sta facendo. Ma anche per Facebook è uno tsunami difficile da contenere».

Ma potrebbe fare di più?

«Sì, potrebbe. Ma è anche vero che una fake news, proprio per i suoi contenuti, attira molti utenti. Questo vuol dire tante letture, interazioni e condivisioni. E se lo è per il gruppo che ha lanciato quella notizia, lo è anche per Facebook».

Un consiglio per capire se il post che sto leggendo è una fake news?

«Intanto guardare il sito che ha pubblicato la notizia. Se ci sono nomi strani, come per esempio imedianoncelodicono.org (nome inventato, ndr) , sarebbe opportuno andare a verificare su Google se testate affidabili e i media tradizionali hanno pubblicato quella notizia. Se ritengo che il post che sto leggendo sia una fake news, posso inviare il link a fake-watch.eu, il sito che utilizziamo per smascherare la disinformazione online e che ci ha permesso di segnalare le 23 pagine chiuse poi da Facebook».

Ma se le persone non si fidano dei media tradizionali, perché dovrebbero verificare se questi hanno pubblicato la notizia in questione?

«Il problema è proprio questo. Se la gente non si fida dei media, si informa online. Ma se sul web vengono diffuse notizie fasulle, che però il lettore ritiene vere, l’utente non andrà mai a verificare se altri media hanno diffuso quella notizia. È un circolo vizioso che continuerà all’infinito, finché le persone non torneranno a convincersi che i media tradizionali sono affidabili».

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