di Alessandro Farruggia Stretta avevano preannunciato e stretta sarà. Il prossimo Dpcm che sarà varato tra giovedì e venerdì dal CdM e sarà in vigore dal 16 gennaio è stato discusso ieri dal premier Giuseppe Conte con il ministro Francesco Boccia, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro e i capi delegazione della maggioranza. L’orientamento emerso è quello di prorogare al 30 aprile – e non fino al 31 luglio come si temeva – lo stato di emergenza che scade il 31 gennaio e di dare vita ad un decreto più lungo degli ultimi due, che sono durati 34 e 43 giorni, rispettivamente. Stavolta, secondo la bozza, la durata dovrebbe essere di 50 giorni, quindi fino a domenica 7 marzo. Confermato il...

di Alessandro Farruggia

Stretta avevano preannunciato e stretta sarà. Il prossimo Dpcm che sarà varato tra giovedì e venerdì dal CdM e sarà in vigore dal 16 gennaio è stato discusso ieri dal premier Giuseppe Conte con il ministro Francesco Boccia, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro e i capi delegazione della maggioranza. L’orientamento emerso è quello di prorogare al 30 aprile – e non fino al 31 luglio come si temeva – lo stato di emergenza che scade il 31 gennaio e di dare vita ad un decreto più lungo degli ultimi due, che sono durati 34 e 43 giorni, rispettivamente. Stavolta, secondo la bozza, la durata dovrebbe essere di 50 giorni, quindi fino a domenica 7 marzo. Confermato il sistema delle fasce. A quelle rossa, arancione e gialla ne verrebbe aggiunta una biancaverde per le regioni che sapranno diventare “supervirtuose“ (con Rt sotto 0,50 e un’incidenza del contagio di 50 abitanti per 100mila). Il Dpcm dovrebbe confermare per tutti i 50 giorni il divieto di spostamento anche tra regioni gialle, se non per motivi di lavoro, salute e urgenza: una blindatura dei confini poco gradita ai governatori. Ma il governo preme. "L’Rt è a 1,3 e la nostra previsione per i prossimi giorni – ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza, a “Che tempo che fa“ – è che la curva possa ancora crescere. Quindi c’è bisogno di restringere. Penso che il divieto di spostamento tra le regioni sia da mantenere, e credo che le misure vigenti verranno confermate" La bozza del Dpcm, che sarà presentata stamani alle Regioni e illustrata mercoledì in Parlamento dal ministro Speranza prevede la conferma del coprifuoco dalle 22 alle 5 del mattino e una stretta sul fronte della movida, resasi necessaria dopo gli ultimi episodi di assembramenti e feste illegali: sarà vietato l’asporto dai bar a partire dalle 18. Per i ristoranti l’asporto sarebbe invece consentito fino alle 22. Sembra invece essere saltata la possibilità di istituire i weekend arancioni su modello di quello appena terminato. Resteranno ancora chiuse palestre e piscine e con ogni probabilità gli impianti sciistici. "Mi pare complicato – ha detto il ministro della Salute alla trasmissione di Fabio Fazio – vedere le scuole superiori chiuse e gli impianti di sci aperti". Speranza è stato invece possibilista per l’apertura dei musei nelle zone gialle: "È una proposta del ministro Franceschini. Ne discuteremo in Cdm". La bozza che sarà illustrata alle regioni conferma la norma che prevede la possibilità di visitare parenti e amici in case private una sola volta al giorno e per un massimo di due persone (oltre ai minori di 14 anni, ai non autosufficienti e ai disabili).

Rischia invece di saltare la revisione dei parametri di incidenza. Dopo aver rivisto la soglia dell’indice Rt, abbassandola ad 1 per entrare in zona arancione (era a 1,25) e a 1,25 anziché ad 1,50 per passare alla zona rossa, l’esecutivo pensava di accogliere la proposta dell’ISS, approvata dal CTS, di rivedere i parametri sull’incidenza dei casi, applicando automaticamente la zona rossa al raggiungimento della soglia dei 250 casi settimanali ogni centomila abitanti. Questo renderebbe molto più facile finire in zona rossa. Secondo i dati dell’ultimo monitoraggio il Veneto (a 454) e l’Emilia Romagna (242) sarebbero zona rossa. Ma le Regioni si sono messe di traverso. "Quel limite non l’ha chiesto nessuna regione – ha avvertito il governatore dell’Emilia Romagna e presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini – e, se volete la mia impressione, non entrerà fra quelli utilizzati per decidere la colorazione o lo spostamento delle Regioni".