Beppe Boni Nell’Italia solidale che cerca il sentiero verso l’uscita dalla giungla-virus, si affacciano due stupidaggini che, pur avendo un’anima comune, arrivano da due fonti diverse. La Camera ha appena votato la depenalizzazione della coltivazione della cannabis per uso personale di non oltre...

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Nell’Italia solidale che cerca il sentiero verso l’uscita dalla giungla-virus, si affacciano due stupidaggini che, pur avendo un’anima comune, arrivano da due fonti diverse. La Camera ha appena votato la depenalizzazione della coltivazione della cannabis per uso personale di non oltre quattro piantine "femmine", quelle che producono il principio attivo. Maschi esclusi, dunque. E intanto parte la raccolta firme per la depenalizzazione dell’uso della cannabis. C’è sempre qualcuno che ci prova in un legittimo impeto con libertari e giuristi che guidano il dibattito più sul principio dei diritti che della salute.

E il Parlamento sul tema droghe leggere sì, droghe leggere no evita regolarmente di approfondire l’aspetto della pericolosità. Che riguarda soprattutto i giovani, i quali andrebbero educati. Lo si fa poco, la politica vola alto. I cavalieri della liberalizzazione andrebbero invece iscritti in uno stage a San Patrignano. Lì c’è gente che se ne intende perché prima di rischiare la pelle con eroina e cocaina è partita dallo spinello, "tanto non fa male". Le sostanze cosiddette leggere possono essere innocue, ma anche pericolose. A Sanpa hanno una banca dati costruita su 25mila persone: buona parte ha cominciato a sballarsi con alcol e sostanze light. Obiezione. Ci sono malati a cui serve la cannabis per uso terapeutico, ma lo Stato se ne occupa poco. Male. Lo Stato deve occuparsi di loro. Non di chi è sano rischiando di agevolare il percorso verso strade letali.