"Ahò, so’ er primo. Nun ce posso crede". Graziano si divertiva da matti a guidare quell’automobilina a sei ruote chiamata Perseverance nel deserto di sassi. Gli sembrava di essere tornato ragazzino, quando andava con gli amici al luna park. E invece eccolo: il primo uomo sbarcato sul pianeta rosso, dopo un viaggio di 203 giorni e 470 milioni di chilometri. "Ne valeva la pena?", si domandò guardando il panorama come Di Battista davanti alla lista del governo Draghi. Certo non era stato così facile arrivarci. A luglio, nel pieno di un’estate a mascherine abbassate, si era infilato dentro il razzo Atlas a Cape Canaveral grazie alla dote innata che ogni impiegato ministeriale possiede: la capacità di rendersi invisibile. Nessuno si era accorto di lui. E...

"Ahò, so’ er primo. Nun ce posso crede". Graziano si divertiva da matti a guidare quell’automobilina a sei ruote chiamata Perseverance nel deserto di sassi. Gli sembrava di essere tornato ragazzino, quando andava con gli amici al luna park. E invece eccolo: il primo uomo sbarcato sul pianeta rosso, dopo un viaggio di 203 giorni e 470 milioni di chilometri.

"Ne valeva la pena?", si domandò guardando il panorama come Di Battista davanti alla lista del governo Draghi. Certo non era stato così facile arrivarci. A luglio, nel pieno di un’estate a mascherine abbassate, si era infilato dentro il razzo Atlas a Cape Canaveral grazie alla dote innata che ogni impiegato ministeriale possiede: la capacità di rendersi invisibile. Nessuno si era accorto di lui. E nessuno si sarebbe accorto della sua assenza negli uffici della Pubblica Istruzione. A sua moglie invece sicuramente mancava, almeno per le liti quotidiane che punteggiavano un’unione disfatta. E mancava ai figli, privati del bancomat umano che rappresentava per loro. Nessuna nostalgia di casa, un mondo incredibile da scoprire davanti agli occhi.

Un romano su Marte: che cosa l’aveva convinto a partire? La voglia di scoprire orizzonti diversi, fare esperienze rivoluzionarie, credere in qualcosa che valesse davvero la pena. Affrancandosi dal grande raccordo anulare, i parcheggiatori abusivi, gli accattoni molesti, i lavavetri all’incrocio, le mignotte di Tor di Quinto. E soprattutto sfuggire al destino di un’esistenza mediocre.

Leggendo i giornali, si era convinto che il pianeta rosso sarebbe stato il business del futuro. Elon Musk, gli americani, i russi, i cinesi, persino gli arabi: tutti partiti alla conquista del cosmo. Graziano sognava di essere l’apripista tricolore, l’uomo dell’unità nazionale. Tutta quella gente danarosa avrebbe avuto bisogno di mangiar bene, fare shopping, passare il tempo in allegria.

Aprire un bel centro commerciale nel cratere Jezero, quello era il suo obiettivo. Avrebbe fatto fortuna. Chissà, magari sarebbe diventato primo ministro in Italia. O addirittura capo dello Stato, le vie del cielo sono infinite. E poi le donne. Le marziane. Graziano aveva letto avidamente un libro di Ennio Flaiano, intitolato Uno e una notte, che descriveva l’atterraggio di un disco volante a Fiumicino sessant’anni prima. A bordo c’era Martha, femmina bellissima e opulenta, che dormiva nuda nella cuccetta dell’abitacolo. Una creatura straordinariamente desiderabile, come sicuramente tutte le native. Era necessario accertarsene di persona, in loco. I maschi marziani, al contrario, non lo incuriosivano più di tanto.

Sempre quel tal Flaiano, in un’opera teatrale premonitrice, aveva raccontato il fallimento di Kunt: un messia sbarcato dallo spazio a Villa Borghese per cambiare l’avventura umana. Com’era andata? Alla fine del primo atto aveva celebrato l’amore interplanetario andando a letto con una puttana. E dopo tre mesi scarsi, la speranza di un mondo migliore si era schiantata irrimediabilmente contro il cinismo dell’Urbe. Anche questi marziani, in fin dei conti, che noia. Noia. Già al secondo giorno di scarrozzate sul rover Graziano cominciava ad averne abbastanza.

Polvere e pietre, clima schifoso, neanche un prete per chiacchierare. Solo stelle lontane, puntini anonimi nel cielo nero. C’è vita su Marte? Neppure il sabato sera. "Chissà dove si sono nascosti gli abitanti di questo dannato pianeta", rifletteva. Emigrati forse. Non ne poteva più. Rimpiangeva la movida romana, i chioschi della porchetta, la grattachecca primaverile, le osterie a Trastevere. Per fortuna, fra qualche mese una navicella sarebbe passata a prendersi le rocce raccolte da Perseverance. Ne avrebbe approfittato per salire e tornare sulla Terra. Diciamo la verità: come si fa a vivere su un pianeta dove non si sente 'Tutto il calcio minuto per minuto'?