Guido Crosetto (foto), classe ’63, ex sottosegretario del governo Berlusconi IV, già fondatore e coordinatore nazionale di Fd’I è pieno di dubbi sui risultati del vertice del centrodestra. "Tenere il centrodestra unito in questa fase – soppesa le parole con attenzione – significa mandare avanti un delicato tentativo di mediazione". Quali le posizioni interne? "C’è una sostanziale linea favorevole di Forza Italia, una linea invece molto netta per le elezioni di Fratelli d’Italia e una Lega che ha ancora da risolvere...

Guido Crosetto (foto), classe ’63, ex sottosegretario del governo Berlusconi IV, già fondatore e coordinatore nazionale di Fd’I è pieno di dubbi sui risultati del vertice del centrodestra. "Tenere il centrodestra unito in questa fase – soppesa le parole con attenzione – significa mandare avanti un delicato tentativo di mediazione".

Quali le posizioni interne?

"C’è una sostanziale linea favorevole di Forza Italia, una linea invece molto netta per le elezioni di Fratelli d’Italia e una Lega che ha ancora da risolvere alcuni problemi interni…".

Su Draghi, dunque, il Carroccio non è coeso?

"In apparenza sì, ma è noto che le posizioni di Giorgetti e Zaia rischiano di rendere la Lega meno granitica. Insomma, il rischio che si spacchi c’è e dunque tenere il centrodestra unito significa riuscire a mediare".

Come si potrebbero superare i diversi approcci almeno sul voto di fiducia a Draghi?

"Credo che la Meloni abbia proposto agli alleati di fare tutti un passo intermedio e solo al fine di tenere unito il centrodestra, di essere disponibile anche a un voto di astensione, purché comune a tutta la coalizione, specie dopo che i 5 Stelle hanno annunciato il voto contrario".

E, già, perché se a favore restano solo il Pd, Iv e Forza Italia la maggioranza non c’è…

"È stata fatta anche questa riflessione. Perché molto dipenderà, certo, da come Draghi si porrà e cosa proporrà. Ha detto di voler parlare con tutto il Parlamento e con i singoli partiti, ma quello che mi lascia tanti dubbi sull’intera operazione è che le forze politiche di questo Parlamento, che non è certo composto da padri costituenti, sono profondamente in disaccordo tra di loro sui fondamentali: la giustizia, la riforma fiscale, la pubblica amministrazione… Insomma, non vorrei che alla fine anche Draghi si trovasse in difficoltà come avvenne per Monti".

Draghi, secondo Mattarella, ha le capacità per superare questi ostacoli…

"Di sicuro non manca di autorevolezza, ma il Parlamento è sempre lo stesso e non vedo neppure in una personalità solida come Draghi la roccia su cui poggiare le fondamenta per le riforme necessarie. C’è ancora una forte litigiosità tra le forze politiche per consentire un percorso che sia più lungo del mero superamento dell’emergenza".

Se Draghi dovesse ravvisare di non avere i margini, potrebbe risaltare fuori Conte?

"Tenderei a escluderlo. Ma a mio avviso la responsabilità che il centrodestra sicuramente non può assumersi è impedire, con i suoi voti determinanti, che gli italiani tornino a votare. E questo accadrebbe se il M5s non votasse per Draghi e pezzi del centrodestra invece sì…".

Elena G. Polidori