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3 feb 2022

Morti in Rsa, inserivano pazienti Covid senza rispettare i protocolli: 7 denunce

Inchiesta a Torino per frode nelle pubbliche forniture per una società che gestisce Rsa in tutto il Nord Italia

3 feb 2022
AREZZO SOMMINISTRAZIONE DELLA SECONDA DOSE DEL VACCINO COVID-19 AI RESIDENTI DELLA RSA CAMILLA SERNINI DEL COMUNE DI CORTONA
Una Rsa (foto repertorio)
AREZZO SOMMINISTRAZIONE DELLA SECONDA DOSE DEL VACCINO COVID-19 AI RESIDENTI DELLA RSA CAMILLA SERNINI DEL COMUNE DI CORTONA
Una Rsa (foto repertorio)

Roma, 3 febbraio 2022 - Pazienti Covid inseriti in Rsa senza rispettare linee guida e protocolli sanitari allo scopo di ottenere illeciti risparmi durante la prima ondata dell'epidemia. Parla di questo l'inchiesta della Guardia di finanza, coordinata dalla procura di Torino, che ha portato alla denuncia per frode nelle pubbliche forniture di sette persone. Si tratta dei dirigenti di una società che gestisce Rsa in tutto il Nord Italia, soprattutto nell'hinterland di Torino e Milano, e i direttori di due Rsa operanti nel capoluogo piemontese.

Le indagini erano scattate dagli esposti dei parenti degli anziani deceduti nella prima fase della pandemia all'interno di quelle strutture. Sono state archiviate invece, per l'assenza di qualsiasi tracciamento dei pazienti, le accuse di epidemia e omicidio colposo, per le quali risultavano indagati gli stessi dirigenti delle due Rsa di Torino ove si sono verificati oltre 100 decessi. L'assenza del tracciamento dei pazienti affetti da Covid ha, di fatto, reso impossibile la dimostrazione del nesso causale tra la diffusione dei contagi e le morti degli ospiti delle Rsa che, in ipotesi, avevano contratto il Covid in relazione ai trasferimenti avvenuti nelle strutture.

I documenti e le dichiarazioni acquisiti nel corso delle indagini delle Fiamme gialle avrebbero fatto emergere elementi idonei a ritenere che la società abbia manifestato la disponibilità all'inserimento di pazienti Covid provenienti dagli ospedali pur nella consapevolezza di non poter garantire il rispetto delle linee guida diramate dall'Istituto Superiore della Sanità nonché delle direttive impartite e dei protocolli elaborati dalla sanità piemontese, cui le strutture dovevano attenersi in relazione ai "livelli essenziali di assistenza".

In particolare, dall'audizione dei dipendenti delle Rsa e dall'esame della documentazione analizzata risulterebbe che le due strutture non avrebbero rispettato le normative per le prestazioni da eseguire per la fascia assistenziale di "Alto livello incrementato" come parametri standard riferito ai pazienti Covid inseriti nelle Rsa, quanto alle forniture e modalità di utilizzo dei Dpi (Dispositivi di protezione individuale), alla separazione dei percorsi, alla distinzione tra pazienti Covid positivi e non, alla predisposizione di specifici corsi, alla sanificazione dei locali, allo screening dei pazienti all'ingresso e del personale nonché dei degenti con sintomi compatibili alla malattia e ai tempi di assistenza da destinare ai pazienti.

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