Martedì 23 Luglio 2024
ALESSANDRO MALPELO
Cronaca

Covid, "Chiudere tutto non serve e fa pure male". Il farmacologo: facciamo come la Svezia

Sestili, docente all’università di Urbino: "Bisogna proteggere anziani e persone deboli. Oggi invece si finisce per trascurare i malati cronici"

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Covid, basta lockdown. Scienziati di tutto il mondo stanno sottoscrivendo una petizione che deplora le chiusure indiscriminate e raccomanda di proteggere gli anziani e le altre categorie più esposte. Tra gli italiani ad aver firmato il documento c’è Piero Sestili, ordinario di farmacologia all’Università di Urbino. Sestili è stato uno dei primi autori, con Roberta Ricciardi dell’Azienda ospedaliero universitaria di Pisa, ad aver sostenuto la validità del desametasone, il cortisonico che con l’eparina, l’ossigeno e l’antivirale Remdesivir si è dimostrato uno dei capisaldi della terapia nei casi di Sars-Cov-2.

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Professore, perché basta lockdown?

"Lo spiega bene la Great Barrington Declaration, che ha avuto 137mila adesioni nei cinque continenti. Le misure drastiche prese dai governi hanno ripercussioni a livello di salute fisica e psichica nella gente. Vengono trascurati i malati di tumore, diabetici e cardiopatici. Si è alterato un equilibrio nella società. Sarebbero utili misure meno stringenti, definite di protezione focalizzata".

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Una voce fuori dal coro. Non teme che la petizione sia male interpretata?

"Questo è un atteggiamento diverso dal negazionismo, è una presa di posizione legata ai dati, ai progressi fatti nella comprensione della pandemia. All’incremento nel numero dei tamponi positivi pare non corrispondano analoghi ricoveri in terapia intensiva. Io coltivo il dubbio e vorrei che chi prende le decisioni, i componenti dei comitati tecnici, leggessero quel documento che stigmatizza i lockdown".

Parlando di rischio calcolato, lei ha fatto l’esempio di Stoccolma, dove i giovani sono stati lasciati a briglia sciolta.

"In Svezia si è fatta strada l’idea di favorire una sorta di immunità di gregge. Ma potrei fare l’esempio della Germania, dove hanno avuto meno problemi nella gestione dei Covid, un lockdown meno severo che da noi".

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Cosa c’è da correggere nelle misure adottate in Italia?

"Trovo sbagliato addossare al singolo tutta la responsabilità nella gestione della crisi. Io non dico di abbassare la guardia, il distanziamento funziona. Ma arrivare a multare una persona all’aperto, senza mascherina, perché passeggia nel bosco, distante 30 metri dagli altri, mi sembra eccessivo".

Lei è stato invitato al webinar di Motore Sanità per dibattere i rischi della seconda ondata. Che riflessione propone?

"Dico che nella scuola è scattato un meccanismo iperprotettivo. Un conto è tutelare gli insegnanti con mascherine, visiere, ricambio d’aria. Ma non possiamo colpevolizzare sempre gli studenti per tutto, per via della movida o degli assembramenti".

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Dove agire allora?

"Dobbiamo proteggere prioritariamente gli over 65 alle prese con malattie croniche. Penso al settantenne iperteso, diabetico, asmatico, cardiopatico. Alludo agli ottantenni infermi. Questi vanno messi al riparo dai contagi senza se e senza ma".

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