Mercoledì 22 Maggio 2024
ALESSANDRO FARRUGGIA
Esteri

Trattativa per la tregua. Voci di accordo, ma poi Israele frena. Intesa ancora in bilico

Annunci e smentite dal Cairo, sede dei negoziati per il rilascio degli ostaggi. Un funzionario di Tel Aviv: "Hamas pretende la fine della guerra, non ci stiamo".

Trattativa per la tregua. Voci di accordo, ma poi Israele frena. Intesa ancora in bilico

Trattativa per la tregua. Voci di accordo, ma poi Israele frena. Intesa ancora in bilico

Accordo imminente, accordo fatto, anzi no. Resta sospesa nell’iperuranio la svolta che il mondo chiede, la tregua a Gaza con la liberazione degli ostaggi israeliani e dei prigionieri palestinesi, il ritorno a casa degli sfollati, l’arrivo degli aiuti e la fine, almeno per qualche settimana, delle operazioni militari.

A far circolare la voce che Hamas avrebbe acconsentito alla prima fase, con la liberazione di 33 ostaggi in cambio di una tregua di 40 giorni, del via libera al rientro degli sfollati e del ritiro dell’esercito dalla parte meridionale della Striscia sono state la testata saudita Alsharq e la tv israeliana Channel 12. Il via libera, secondo queste fonti sarebbe venuto dietro assicurazioni americane, attraverso l’Egitto e il Qatar, che Israele sarebbe stato convinto ad accettare anche la fase 2 e 3, per altri 84 giorni, con il rilascio di tutti gli ostaggi e un cessate il fuoco definitivo. Peccato che Israele smentisca l’ipotesi di una tregua definitiva. Ieri per ben due volte i portavoce governativi israeliani lo hanno negato: "Israele – ha detto uno di loro – non accetterà in alcuna circostanza la fine della guerra come parte di un accordo per il rilascio dei nostri ostaggi. Come deciso a livello politico, l’Idf entrerà a Rafah e distruggerà i restanti battaglioni di Hamas, con o senza una tregua temporanea per consentire il rilascio dei nostri ostaggi". "Le notizie secondo cui Israele avrebbe accettato di porre fine alla guerra come parte di un accordo su uno scambio di prigionieri, o che Israele permetterà la mediazione per garantire la fine della guerra – ha rincarato la dose un altro – sono inesatte. Finora Hamas non ha rinunciato a chiedere la fine della guerra e così facendo sta ostacolando la possibilità di raggiungere una tregua". È del resto la linea ripetutamente ribadita da Netanyahu.

La verità è che Hamas chiede quel che Israele non vuole dare. "Qualsiasi accordo – ribadisce Taher Nunu, consigliere del leader di Hamas, Ismail Haniyeh e negoziatore al Cairo – deve includere le nostre richieste nazionali: la fine completa e permanente dell’aggressione; il ritiro completo dell’occupazione dalla Striscia di Gaza; il ritorno degli sfollati alle loro case senza restrizioni; e un vero e proprio scambio di prigionieri, oltre alla ricostruzione e alla fine del blocco". "Stiamo ancora parlando delle questioni principali – ha detto il portavoce di Hamas, Osama Hamdan in una intervista ad Al Jazeera – ovvero il completo cessate il fuoco e il completo ritiro di Israele da Gaza. Sfortunatamente Netanyahu ha dichiarato che, indipendentemente da un cessate il fuoco, continuerà l’attacco contro Rafah, il che significa che non ci sarà alcun cessate il fuoco permanente".

Il faccia a faccia continua, perché i progressi sono su tutto ma non sul punto essenziale: la fine permanente delle ostilità. Ognuno, è evidente, spinge nella direzione che gli pare più conveniente e l’impressione è che nel governo israeliano ci sia un confronto serrato tra Netanyahu e la destra radicale da un lato e i trattativisti come Benny Gantz, che ieri ha confermato che Hamas ancora non ha dato alcuna risposta ma è parso irritato dalle dichiarazioni dei portavoce del governo.

"Suggerisco – ha detto – che autorità politiche e tutti coloro che prendono decisioni attendano aggiornamenti ufficiali, che stiano calmi e non cadano nell’isteria". Gantz ha quindi confermato che se Hamas dovesse accettare l’intesa, sarà il Gabinetto di guerra – previsto per oggi – a discutere della vicenda.

Ieri sera decine migliaia di persone sono scese in piazza a Tel Aviv, Gerusalemme, Haifa, Cesarea chiedendo un accordo. "Siamo in un momento fatidico e dobbiamo assicurarci – hanno sottolineato le famiglie degli ostaggi – che l’attuale accordo venga attuato e che tutti i rapiti tornino a casa. Oggi è chiaro che l’unico modo per riportarli indietro è l’impegno israeliano a porre fine alla guerra, e il governo israeliano deve scegliere di salvare vite umane e restituire quelle abbandonate".