Lunedì 27 Maggio 2024
GUIDO BANDERA
Politica

"Qui per la quinta volta. La politica concreta ormai si fa a Bruxelles"

Patrizia Toia, candidata alle elezioni europee per la quinta volta, racconta il suo impegno quotidiano e il rapporto con il Pd. L'esperienza in Europa l'ha convinta della necessità di un'Ue più forte e sovrana. Pronostica un buon risultato per Ppe e Pse, difensori del welfare.

"Qui per la quinta volta. La politica concreta ormai si fa a Bruxelles"

"Qui per la quinta volta. La politica concreta ormai si fa a Bruxelles"

Patrizia Toia (foto) è in corsa per le elezioni europee. La quinta volta dal 2004. Radici nella Dc, corrente di sinistra, poi Margherita e infine Pd. Dai tempi di Veltroni a Schlein, passando per Renzi, Letta, Zingaretti.

Il segreto per esserci sempre?

"Lavorare. Il Parlamento europeo è un impegno quotidiano, molto tecnico. Che spiego agli elettori. E poi il contatto diretto con i territori. Se passa una norma, mi chiamano. Ora c’è chi mi telefona per chiedere delle caldaie: “E adesso come la devo comprare?” Io mi informo, perché non sono un tecnico, poi spiego. Anche questo è fare l’europarlamentare"

Il Pd negli anni è cambiato. Si sente ancora a casa?

"Certamente. Questo è un partito plurale. A volte ci si sposta un po’ più a sinistra, o un po’ più al centro. Ma credo nel confronto, in un partito largo. Pensi all’ambiente: chi ha una sensibilità più forte, chi si sente più vicino alle esigenze della produzione… Confronto, poi la sintesi. Anche io che dovrei essere catalogata come moderata, poi sui temi sociali sono più radicale. L’apporto della società civile non mi spaventa. Certo, si afferma una linea, si va in minoranza. L’importante però è non essere minoranza culturale".

Cosa le ha insegnato la lunga esperienza in Europa?

"Che le leggi si fanno qui, due anni prima che arrivino negli Parlamenti nazionali. E allora il vestito è già fatto, si può solo rifinire. Qui c’è il confronto con i colleghi e con i gruppi. Se uno lavora tanto, è autorevole. E la reputazione conta. Si sta lì dal lunedì al giovedì: se uno vede un parlamentare europeo in tivù al martedì, probabile che non faccia il proprio mestiere…"

Come immagina che cambierà l’Ue?

"La vorrei più forte e sovrana. Non una somma di 27 politiche diverse. A partire dall’industria. Davanti a Usa e Cina nessuno ce la fa da solo. Dobbiamo avviare l’Ue verso un sentiero federalista. E puntare a una conciliazione fra la svolta green e la salvaguardia della produzione: entrambe sono necessarie. E poi formazione sulle nuove tecnologie, per garantire lavoro".

Un pronostico: come finiscono le europee?

"Le due forze che hanno retto la coalizione andranno bene. Ppe e Pse terranno. Certo i conservatori si rafforzeranno, ma non sono neppure il grado di esprimere un loro candidato unico per la Commissione. O si avvicineranno alla maggioranza per contare, o resteranno isolati. Ma socialisti e democratici resteranno essenziali per le alleanze. E difenderanno il welfare… E se non lo facciamo noi, chi lo farà?"