Lunedì 27 Maggio 2024
GIOVANNI ROSSI
Politica

Budapest accoglie il ricorso. Salis andrà ai domiciliari. Ma col braccialetto elettronico

Il sì dopo sei rifiuti, cauzione di 40mila euro. Il 24 maggio la prossima udienza del processo. Il padre Roberto soddisfatto a metà: "Finché si trova in Ungheria, non mi sento tranquillo".

Budapest accoglie il ricorso. Salis andrà ai domiciliari. Ma col braccialetto elettronico

Budapest accoglie il ricorso. Salis andrà ai domiciliari. Ma col braccialetto elettronico

Ilaria Salis, in carcere da 15 mesi a Budapest e ora candidata alle elezioni europee con Alleanza Verdi Sinistra, va agli arresti domiciliari. In una casa privata in Ungheria, per ora. Poi, forse, in Italia. La maestra elementare attivista della sinistra radicale, accusata di una duplice aggressione a militanti di estrema destra il 10 febbraio 2023, in occasione del cosiddetto Giorno dell’Onore dei nostalgici neonazisti, dovrà indossare il braccialetto elettronico e poi potrà uscire dal carcere di massima sicurezza di Gyorskocsi Ucta dopo il pagamento di una cauzione di 40mila euro: a carico della famiglia ma con l’aiuto di una colletta promossa dalla stessa protagonista. Esulta il padre Roberto Salis: "Un processo politico. Davanti alla porta da cui Ilaria esce io ci sono. Riscontri eccellenti sui sondaggi. Sono ottimista. Ma non è ancora fuori dal pozzo. Fin quando è in Ungheria, non mi sento tranquillo".

L’invocata misura dei domiciliari, concessa finalmente (dal tribunale di secondo grado) dopo sei rifiuti complessivi, è un approdo corretto, visto che l’imputata si professa innocente e, dopo il rifiuto del patteggiamento, attende il seguito del processo (prossima udienza il 24 maggio). E comunque non è un regalo: in Ungheria, in caso di condanna, ogni giorno ai domiciliari vale infatti un quinto di uno dietro le sbarre. Il Guardasigilli Carlo Nordio esprime "soddisfazione". "Merito dell’azione sinergica, di governo e ambasciata, che hanno lavorato intensamente, in silenzio, senza far propaganda, senza rulli di tamburi", aggiunge il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che in Transatlantico spiega: Ilaria "potrà votare" con procedura consolare.

Di tutt’altro segno le dichiarazioni di Roberto Salis: "Non ho dei sassolini nelle scarpe, ma della ghiaia grossa, quella che si usa per il calcestruzzo, ho i piedi insanguinati – afferma sui canali Gedi –. I cittadini italiani sono stufi di dover implorare le istituzioni di agire, le istituzioni sono al servizio dei cittadini. Paghiamo il ministro della Giustizia e degli Esteri per lavorare per noi, non abbiamo visto nessuna attività concreta". "Il ricorso è dei legali della Salis, non del governo – tiene il punto Alleanza Verdi Sinistra –. Non ci fermeremo finché Ilaria non sarà qui, in Italia, libera". "Fine di un incubo", commenta M5s. "Ilaria esce dal carcere, una grande notizia! – festeggia la segretaria del Pd Elly Schlein –. Ora speriamo possa rientrare in Italia. Il governo si adoperi".

La riscossa parte da un video. La detenuta Salis che il 29 gennaio partecipa alla prima udienza del processo, in manette e addirittura con catene a piedi e polsi, scatena una polemica internazionale. Sono quelle immagini a dare al caso la rilevanza che merita. A illuminare il trattamento complessivo ricevuto dalla detenuta italiana. "Sono trattata come una bestia al guinzaglio", riassume in un memoriale di 18 pagine trasmesso alla nostra ambasciata. Ancora: "Da tre mesi sono tormentata dalle punture delle cimici nel letto", "l’aria è poca, solo quella che filtra dallo spioncino". Emergono anche problemi di traduzione degli atti. Inaccettabile vista l’accusa, tutta da dimostrare, che vale fino a 24 anni di pena.

Insorgono i media e la sinistra europea, mentre il governo, preso in contropiede anche per la vicinanza politica di Giorgia Meloni con il presidente ungherese Viktor Orban, tiene un basso profilo. La presidente del Consiglio chiede a Orban il "rispetto dei diritti" dell’imputata e un "giusto processo", nel rispetto dell’indipendenza della magistratura ungherese: tasto gradito (e premuto) anche da Orban. Il 2 febbraio il presidente del Senato Ignazio La Russa riceve Roberto Salis e sintetizza: "La ragazza ha diritto alla dignità". Tre giorni dopo, l’appuntamento con Nordio e Tajani appare più freddo, quasi tecnico. Il 18 marzo la richiesta di domiciliari in Ungheria, suggerita da Nordio, viene respinta. Il 18 aprile Alleanza Verdi e Sinistra annuncia la candidatura alle elezioni europee di Ilaria. È la svolta. "Dopodiché, guarda caso, sono arrivati i domiciliari", osserva in tv Salis sr dopo aver lanciato l’allarme: "Ilaria non potrà votare". Budapest smentisce a stretto giro. Poi finalmente la bella notizia, con soddisfazione, diversamente declinata, da famiglia, governo e opposizioni.