Papa Francesco (foto Imagoeconomica)
Papa Francesco (foto Imagoeconomica)

Città del Vaticano, 29 aprile 2021 - Niente capitali nascosti in paradisi fiscali, né investimenti in aziende che operano in difformità con la dottrina della Chiesa. E nemmeno indagini pendenti per terrorismo, riciclaggio  evasione fiscale o sfruttamento di minori. I dirigenti della Santa Sede, in primo luogo i cardinali a capo dei dicasteri, sono chiamati a essere irreprensibili. E dovranno metterlo nero su bianco, osservando anche il divieto di accettare, in ragione del proprio ufficio, regali dal valore superiore a 40 euro. Quest'ultima restrizione vincola, più in generale, tutti i dipendenti sia del Palazzo apostolico che della Città del Vaticano e degli enti collegati.

La lotta di papa Francesco al malcostume nei Sacri palazzi conosce un ulteriore capitolo dopo la promulgazione, lo scorso anno, del Codice degli appalti. Dando seguito all'adesione, da parte della Santa Sede, alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione, Bergoglio vara un nuovo motu proprio (la legge per eccellenza nel diritto canonico), nell'ottica di potenziare il Regolamento generale della Curia romana. Il provvedimento prescrive ai soggetti inquadrati nei livelli funzionali C, C1, C2 e C3 (dai cardinali ai vertici dei dicasteri fino ai vice direttori con contratto dirigenziale quinquiennale) e a chi esercita funzioni di amministrazione attiva, giurisdizionali, di controllo e vigilanza, l’obbligo di sottoscrivere una dichiarazione anti-corruzione al momento dell’assunzione, da rinnovare poi con cadenza biennale. 

I soggetti vincolati dovranno attestare di non avere riportato condanne definitive, in Vaticano o in altri Stati, né di aver beneficiato di indulti, amnistie o grazie. Sarà necessario anche dichiarare di non avere procedimenti penali pendenti per corruzione, frode, terrorismo, riciclaggio, evasione o sfuttamento di minori. Sempre nella dichiarazione i dirigenti dovranno specificare di non deternere, anche per interposta persona, beni in paradisi fiscali o partecipazioni azionarie in capitali di aziende operanti fuori dalla dottrina cristiana.

“La fedeltà alle cose di poco conto – esordisce il Papa nel motu proprio – è in rapporto, secondo la Scrittura, con la fedeltà in quelle importanti“. Ancor più se la corruzione “può manifestarsi in modalità e forme differenti anche in settori diversi da quello degli appalti“. La competenza a vigilare sulla veridicità delle dichiarazioni dei dirigenti spetta alla Segreteria per l’Economia, l’organismo creato da Bergoglio per controllare la gestione economica della Santa Sede e del Vaticano.Tale struttura, in caso di accertate difformità, potrà licenziare il dipendente e agire per chiedere i danni eventualmente subiti.