Elena Zito
Elena Zito

Roma, 9 dicembre 2020 - Sono abituati ad affrontare terremoti e valanghe. Stavolta risponderanno al telefono per combattere i disastri della solitudine. Psiche e cuore, acciaccati come tutto il resto, nell’epoca della pandemia da Coronavirus. Più di cento psicologi dell’emergenza (Sipem) sono stati mobilitati da Federanziani in tutta Italia, in collaborazione con Windtre. Segnatevi questo numero, 800991414, attivo tutti i giorni, festivi compresi, dalle 14 alle 19.

Il telefono amico

Un telefono amico in soccorso degli over65. Saranno tanti quelli costretti a rimanere soli anche  per queste Feste, a causa dei divieti Covid. “Tra call center e pronto soccorso psicologico”, spiega la coordinatrice del progetto, Elena Zito, lombarda trapiantata nelle Marche. “Sì, il tema del Natale sta cominciando ad uscire. La preoccupazione per quella giornata c’è. In generale, la metà delle telefonate è proprio per la solitudine. Il servizio è partito il 26 novembre, la prima edizione aveva coperto tutto il lockdown, per tre mesi.  Spiega Federanziani: "Abbiamo 3.700 centri sociali frequentati da 3,8 milioni di over65. Abbiamo sempre continuato a indagare, per capire come stanno vivendo la situazione. Tanti, tolta quella rete, in molti casi si trovano chiusi in casa, la maggior parte di loro ha azzerato la vita sociale. Vivono con grande angoscia, anche per la paura di contagiare i familiari".  Quando l'Italia a marzo si è chiusa in casa, il telefono ha lavorato per più di 3.500 ore, i più assidui frequentatori del servizio sono stati 70 e 80enni, oltre la metà di chi ha telefonato vive da solo.

Elena Zito, sarà un Natale diverso.

"E' una delle preoccupazioni che emerge in questi giorni. Ci dicono:  sarà triste, perché qualche amico non c’è più e il virus ci tiene lontane anche le persone care.  La famiglia sarà a metà... Quando sei solo tutti i giorni sono uguali… Cerco di stare sù, ma comincia  a diventare davvero difficile".

Chi chiama?

“Le storie sono molto diverse. Chiama chi è sposato e chi non si è mai fatto una famiglia ma ha comunque una rete parentale e amicale molto solida. Ci sono anche persone che vogliono segnalare qualcuno più bisognoso”.
E’ diverso, dai giorni del lockdown?
"Sicuramente all’inizio la richiesta psicologica andava di pari passo con la confusione pratica. Quindi ci chiedevano anche un aiuto a contattare i servizi, soprattutto nei piccoli comuni".
Ad esempio?
"Arrivavano richieste di tutti i tipi. Devo andare in ospedale, come faccio? Poi, nella seconda fase del lockdown, è emerso il desiderio della compagnia, di poter raccontare la propria storia. E’ lo stesso bisogno di oggi. La differenza è che  le persone sono meno disorientate di prima. Ormai sanno di doversi tutelare, che non possono vedere i loro cari. Hanno voglia di raccontarsi".
C'è una rete, tra anziani?
"Riceviamo chiamate di over65che si dispiacciono, non posso più andare a trovare quella persona, è in difficoltà".
Solidarietà nella solitudine.
"Ci sono anche quelli che chiamano e dicono, sto bene, ho tutto. Ci chiedono: posso fare volontariato, posso partecipare a qualche servizio, leggere un libro per qualcuno?".
I casi più gravi?
"Li indirizziamo verso i servizi pubblici".
Come si fa a capire che il risultato è stato raggiunto?
"Siamo psicologi dell’emergenza. Abituati ad andare sul campo, non è che la persona viene da noi in ufficio a raccontarci la sua sofferenza in differita. La viviamo, assieme alle vittime e ai soccorritori. Per fare un esempio: eravamo nel campo tendato di Arquata del Tronto, nelle Marche, nel terremoto del 2016. Il bisogno lo intercettiamo ma non facciamo dei trattamenti. Ci occupiamo di ascoltare, contenere, normalizzare, fare psico educazione, aiutare le persone a superare la fase di choc e andare casomai verso un supporto ulteriore. Anche in questo caso, ci occupiamo di un primo approccio, di un supporto emotivo".











 Quanto dura una telefonata in media?
"Più o meno come prima, una mezz’ora. Se le richieste quel giorno sono tante, cerchiamo di dividere le conversazioni in  chiamate successive. Ci autoregoliamo”.
Fate anche videochiamate?
“Gli anziani più seguiti dai figli o quelli che vivono nei centri urbani sicuramente hanno imparato a usare meglio la tecnologia. Ma noi abbiamo costruito un servizio per garantire l’anonimato. Un modo per facilitare  una prima richiesta d’aiuto".