Coronavirus, soccorritori del 118 (Ansa)
Coronavirus, soccorritori del 118 (Ansa)

Taranto, 22 marzo 2020 - Voi siete la prima linea. “Siamo quelli che soccorrono i malati, che vanno a prenderli a casa. Gli equipaggi sono furibondi. Perché non tutti hanno le protezioni che servono. Noi abbiamo bisogno delle mascherine FFP3. C’è tanta rabbia ma anche paura. Siamo uomini, non supereroi come vanno dicendo, quasi fossimo svolazzanti stile Iron man”. Mario Balzanelli, presidente  della Società italiana sistemi 118, forte soprattutto nel sud, da una settimana vive fuori casa.  “Ho moglie e tre figli piccoli, non posso rischiare di portare a casa la malattia. Mi mancano da morire. Vale per tutti noi. Chi ci ripagherà? Non sappiamo neanche quando potremo rivedere i nostri cari. E nessuno ci ha detto un grazie”. Dobbiamo provare a ricordarci anche questo: la vita di chi oggi combatte contro il coronavirus è congelata. Un dietro le quinte che sfugge al racconto, di raro viene messo a fuoco, l’ha detto qualche giorno fa anche il presidente del Fnomceo Filippo Anelli nel ricordare che almeno 200mila medici su 460mila sono impegnati nella trincea del covid.

Presidente, mancano le mascherine agli equipaggi del 118?
“Mancano certe mascherine. A noi serve il tipo FFP3, l’unico a dare una garanzia vera. Perché solo quel filtro blocca il passaggio del virus. In parte le abbiamo, in subordine ci vengono fornite le FFP2”.

Che non vanno bene?
“Vorrei chiarire un concetto basilare. Le dimensioni del virus si misurano in micron. Il filtro della FFP2 lo lascia passare. L'unica che protegga davvero è l'altra. Per noi del 118 è obbligatoria, nella maniera più assoluta. Inviterei a fare meno gli spiritosi e a dare a tutti gli equipaggi questo tipo di protezione. Perché noi andiamo a prendere i malati a casa”.

A chi mancano?
“E’ un problema diffuso. Ho ricevuto segnalazioni da Sicilia, Campania, Basilicata, Abruzzo... Qui a Taranto tutti i miei equipaggi hanno l’FFP3. Ma a volte non ci fanno avere nemmeno le FFP2. Non si può andare davanti a un coronavirus con una mascherina chirurgica. Che è un colabrodo”.

Lei ha detto: il nostro è un lavoro, tra vocazione e passione. Non può diventare un martirio.
“Non si può chiedere a persone che hanno famiglia di andare a morire  perché lo Stato non si è attrezzato per tempo con le scorte. Questi dispositivi devono essere comprati in tempo di pace. Invece di smantellare il sistema dell’emergenza, preoccupati di sostenerlo, quando scoppia una pandemia è tardi. Se cade la linea del 118, chi si occuperà di queste persone?”.

Domanda drammatica.
“Per questo noi vogliamo essere ascoltati. Ho chiesto un incontro al ministro per discutere dei problemi del 118, per arrivare a un protocollo unico, con standard di qualità e garanzia per gli operatori. Non è possibile che migliaia di sanitari impegnati sull’epidemia siano positivi. Abbiamo clamorosamente sbagliato strategia”.