Twitter El Pais sul contagio per via aerosol
Twitter El Pais sul contagio per via aerosol

Bologna, 31 ottobre 2020 - Come si trasmette il contagio da Covid per via aerea? In un interessante articolo del quotidiano spagno El Pais, supportato da un'animazione grafica, vengono spiegati bene i rischi di contagio da aerosol in ambienti chiusi, mostrando come 'vola' il Coronavirus nell'aria, ma anche come ridurli al minimo anche in locali ristretti.  

L'articolo evidenzia come gli interni siano i più pericolosi, ma anche come poter limitare il rischio contagio al minimo mettendo in atto tutte le misure che abbiamo a disposizione per combattere l'aerosol contagioso. Nel  video vengono prese in esame tre probabilità di infezione, in altrettanti scenari quotidiani, dove la ventilazione, le mascherine e la durata dell'incontro possono fare la differenza.

A casa

Riunione in un salotto

Ore 12. Nel primo esempio sei persone sono in un salotto di casa, una è infetta. Infatti in Spagna il 31% delle epidemie conosciute si è verificata in questa situazione, un incontro sociale, soprattutto in famiglia e con gli amici.

Ore 16. In questo caso dopo 4 ore senza mascherine o ventilazione, parlando ad alta voce, a prescindere dalla distanza tenuta tra le persone, tutti gli altri 5 presenti si sarebbero infettati. Ma se tutti avessero utilizzato la mascherina il rischio di contagio si sarebbe ridotto a quattro nuovi positivi. Notare che le sole mascherine non prevengono le infezioni, se l'esposizione è molto lunga. Quindi per ridurre ulteriormente le possibilità di ammalarsi è necessario applicare tutti gli accorgimenti: utilizzare le mascherine, dimezzare la durata di tempo dell'incontro, e arieggiare bene la stanza. Nel modello spagnolo in questa maniera rischierebbe di contagiarsi solo la persona più vicina al soggetto infetto. 

In un bar o al ristorante

L'articolo continua spiegando che il Covid si diffonde sì nell'aria, ma soprattutto negli spazi non arieggiati e chiusi. L'importante ruolo svolto nel contagio dall'aerosol, dovuto a minuscole particelle contagiose che un paziente espira e che rimangono sospese nell'aria negli ambienti chiusi, è noto agli scienziati. Le autorità sanitarie spagnole riconoscono tre modalità di contagio da Covid: quando parlano o tossiscono persone infette le microparticelle si diffondono nell'aria e possono finire negli occhi, nella bocca o nel naso. Meno probabile invece il contagio da superfici contaminate, come indicano vari studi sia negli Stati Uniti che in Europa. 

Nel primo periodo della pandemia gli scienziati ritenevano che il principale veicolo di contagio fossero le grosse goccioline espulse dai soggetti positiivi quando tossivano o starnutivano, ma oggi si sa che anche urlare o cantare a lungo, in uno spazio chiuso e poco ventilato, può far aumentare il rischio di infezioni. Quando parliamo lanciamo nell'aria 50 volte di più particelle cariche di virus, rispetto a quando stiamo in silenzio. Inoltre l'aerosol, che si concentra in una stanza non ventilata e aumentando la saturazione dell'ambiente col tempo, è composto da particelle che possono essere contagiose fino a cinque metri da una persona, e per molti minuti. A oggi i contagi nei bar e ristoranti sono una parte importante dell'espansione dell'epidemia attraverso la sfera sociale. E secondo l'articolo sono soprattutto le più esplosive. Infatti ogni focolaio in una discoteca rappresenta una media di 27 persone contagiate, contro solo 6 contagi in riunioni familiari. 

L'esempio di un bar con capienza ridotta

Ore 19. In un bar in cui la capacità è stata ridotta della metà, ci sono 15 persone che consumano, e tre dipendenti. Il rischio aumenta perchè le porte sono chiuse e non c'è ventilazione. 

Ore 23. Nella peggiore delle ipotesi l'esempio mostra come dopo quattro ore siano stati infettati 14 clienti. Ma se sono state indossate le mascherine da tutti sono solo 8 le persone contagiate. Rischi che calano ancora arrivando a un solo contagio, se i locali del bar sono ventilati, e se si accorcia il tempo di permanenza al suo interno.

A scuola

In Spagna, nelle scuole e nei centri educativi, si sono registrati solamente il 6% dei focolai totali del Paese. In questo caso El Pais sottolinea le differenti dinamiche di contagio da aerosol tra studenti e insegnanti. Infatti questi ultimi in classe parlano più a lungo, e alzano la voce alcune volte, moltiplicando così l'espulsione delle particelle infette. Mentre l'alunno parla meno, e con minore frequenza.   

In classe con 24 alunni

Ore 9. Nel grafico la situazione più pericolosa si verifica in un'aula senza ventilazione, in cui la persona infetta è l'insegnante. 

Ore 11. Dopo due ore, se nulla interviene, l'aerosol alza probabilità di contagio per almeno 12 studenti. Ma se tutti avessero la mascherina il numero scenderebbe a 5. I focolai osservati, spiega il giornale, hanno mostrato una distribuzione dei contagi casuale in aula, fatto dovuto agli aerosol, che si accumulano e si distribuiscono in tutta la stanza senza ventilazione. Quest'ultima è fondamentale anche in classe, infatti se durante la lezione viene arieggiato il locale, sia naturalmente che meccanicamente, il rischio si attenua di molto.

Il quotidiano spagnolo per calcolare le probabilità di contagio, ha utilizzato un simulatore sviluppato da un gruppo di scienziati guidato dal professor José Luis Jiménez (Università del Colorado).