Un posto di blocco dei Carabinieri in una foto d’archivio
Un posto di blocco dei Carabinieri in una foto d’archivio
di Nicoletta Tempera Qualche amico aveva tentato di avvertirla: "Massimo ti vuole fare del male, ha in mente un piano ‘militare’". Ma lei, conoscendo l’ex fidanzato, non ci aveva creduto. Fino a lunedì notte, quando i carabinieri del Radiomobile di Imola sono andati a bussare alla porta della casa dove la ventitreenne abita con i genitori, chiedendole se conoscesse Massimo Torresani, impiegato di 45 anni di Bologna. L’uomo, assieme a Omar Masinara, 25 anni di Casalecchio, e a un trentasettenne di Pianoro (tutti insospettabili e incensurati) era stato appena sorpreso, a bordo di una Panda rossa ferma...

di Nicoletta Tempera

Qualche amico aveva tentato di avvertirla: "Massimo ti vuole fare del male, ha in mente un piano ‘militare’". Ma lei, conoscendo l’ex fidanzato, non ci aveva creduto. Fino a lunedì notte, quando i carabinieri del Radiomobile di Imola sono andati a bussare alla porta della casa dove la ventitreenne abita con i genitori, chiedendole se conoscesse Massimo Torresani, impiegato di 45 anni di Bologna. L’uomo, assieme a Omar Masinara, 25 anni di Casalecchio, e a un trentasettenne di Pianoro (tutti insospettabili e incensurati) era stato appena sorpreso, a bordo di una Panda rossa ferma con il motore acceso, nei pressi di un condominio di via Antonio Vivaldi, nel quartiere Pedagna della città del Santerno. Erano le 2 del mattino e i militari, prima di scoprire nell’auto un arsenale degno di Arancia meccanica e un folle piano di rapimento e omicidio plurimo, avevano chiesto ai tre cosa stessero facendo in giro in pieno orario di coprifuoco.

Nervosismo, risposte evasive e contraddittorie, hanno spinto i carabinieri ad appronfondire i controlli sui tre, sedicenti "operai di ritorno dal lavoro". E la Panda, a quel punto, è stata rivoltata come un calzino. Sul sedile posteriore è stato trovato un bastone di metallo, con una punta di plastica creata artigianalmente, mentre nel baule c’era un borsone da lavoro. Dentro il kit del sequestratore: un passamontagna, due paia di guanti, un coltello da macellaio avvolto in uno straccio, un paio di forbici, una scatola contenente un laccio emostatico e un paio di manette. Sul posto sono stati chiamati i rinforzi e i tre sono stati portati in caserma, per essere interrogati dal pm Michele Martorelli. E presto, uno alla volta, sono crollati. Hanno ammesso punto per punto il loro piano criminale: avrebbero fatto irruzione in casa della ragazza, l’avrebbero stordita e poi rapita, per portarla in un luogo nascosto e lì costringerla a tornare con Torresani, che lei aveva lasciato a gennaio scorso.

Poi, dalle chat che nei giorni scorsi i tre si erano scambiati, è emerso come questa follia si sarebbe dovuta concludere: "Stordita lei, ammazziamo i suoi genitori e il nuovo fidanzato", si dicevano. Per cui, al termine della nottata, è scattato il fermo: Torresani e Masinara sono finiti alla Dozza, il terzo complice ai domiciliari. Tutti accusati di atti persecutori e tentato sequestro di persona. In sede di interrogatorio di garanzia, per gli arrestati, difesi dagli avvocati Luana Petrella, Anna Colubriale e Mattia Cavalli, sono stati disposti i domiciliari.

Ai militari che lunedì notte si sono presentati a casa sua, la vittima ha raccontato di essere stata avvertita, da un amico comune, che Massimo aveva in mente "un piano militare, quasi hollywoodiano", per convincerla a tornare insieme. La ragazza però non aveva dato il giusto peso a quelle parole. Aveva cambiato un po’ le sue abitudini, facendo più attenzione quando usciva, ma niente di più. La verità, per lei, è stata uno choc. La trama di un film horror di cui, solo grazie ai carabinieri, non è stata protagonista.