di Cesare De Carlo Paradossi della storia. In meno di 24 ore due mortali nemici si ritrovano uniti loro malgrado in una coalizione contro natura. Mi riferisco ai talebani e agli americani. Pattugliano assieme, seppur separati dal filo spinato, l’aeroporto di Kabul e – fatto ancora più importante – collaborano nella prevenzione di altri attacchi Isis. È difficile immaginare che il drone americano abbia colpito per caso la mente (o una delle menti) della strage di giovedì scorso. Da dove è venuta la soffiata? La Cia non ha più informatori sul posto. Basta questo a suggerire l’ipotesi di un "matrimonio di convenienza", come lo definisce il Wall Street...

di Cesare De Carlo

Paradossi della storia. In meno di 24 ore due mortali nemici si ritrovano uniti loro malgrado in una coalizione contro natura. Mi riferisco ai talebani e agli americani. Pattugliano assieme, seppur separati dal filo spinato, l’aeroporto di Kabul e – fatto ancora più importante – collaborano nella prevenzione di altri attacchi Isis. È difficile immaginare che il drone americano abbia colpito per caso la mente (o una delle menti) della strage di giovedì scorso. Da dove è venuta la soffiata? La Cia non ha più informatori sul posto. Basta questo a suggerire l’ipotesi di un "matrimonio di convenienza", come lo definisce il Wall Street Journal. Temporaneo. Destinato a sciogliersi. Ma quando? Subito dopo la data capestro del 31 agosto e l’evacuazione parziale dei disperati di Kabul? O in un futuro imprecisato, dato che per i talebani ora il nuovo mortale nemico è proprio l’Isis nella versione afghana dell’Isis Khorasan?

Rispetto all’Isis e alla nuova Al Qaeda persino i talebani appaiono moderati e prevedibili. E dunque accettabili, quando ci si trova di fronte a un’altra mostruosa germinazione del fanatismo islamico. Un paradosso appunto. Non il primo nella storia moderna. Ricordate Winston Churchill? Quando Hitler invase la Russia e gli angloamericani si ritrovarono dalla stessa parte di Stalin contro i nazionalsocialisti tedeschi, riesumò il vecchio adagio politico: il nemico del mio nemico è mio amico. E aggiunse: se Hitler invadesse l’inferno, ci alleeremmo anche con il diavolo. A Yalta, nel febbraio del 1945, Churchill e Stalin si ritrovarono fianco a fianco. Discussero l’assetto dell’Europa. La Germania stava collassando. E Churchill, che non aveva cambiato parere su Stalin, cercò di convincere il presidente americano Franklin D. Roosevelt che, vinta la guerra, gli angloamericani non avrebbero dovuto fare concessioni al "diavolo".

Roosevelt, malato e debolissimo (sarebbe morto due mesi dopo), non lo ascoltò. Lasciò a Stalin mano libera nell’Europa dell’Est. Con le conseguenze note. La cortina di ferro, altra espressione di Churchill, schiavizzò mezza Europa. Sarebbe caduta solo 44 anni dopo con la fine del muro di Berlino, due anni prima della disintegrazione dell’Urss. Questa è storia.

Gli insegnamenti che se ne ricavano sono due. Il primo: è ipotizzabile talvolta, anzi conveniente, partire da premesse inaccettabili per raggiungere un obiettivo accettabile. E poi ognuno per la propria strada. Oggi l’obiettivo comune è l’eliminazione di Isis-K. Perché comune? Perché per Isis-K l’emirato proclamato dai talebani rappresenta un tradimento dell’Islam. L’emirato ha connotazioni nazionali, mentre il Califfato dello Stato Islamico ha ambizioni internazionali. E in questa visione di imposizione dell’Islam al mondo intero non sono contemplate frontiere. Terrorismo globale dunque. Atroce. Di recente altri kamikaze si sono fatti esplodere in una scuola di ragazze sciite, in un’ospedale, in una clinica di maternità. Lo rivela al WSJ Douglas London, che sino a poco tempo fa dirigeva il controterrorismo della Cia per Afghanistan e Pakistan. Il secondo insegnamento di Yalta riguarda la salute di chi governa. In che condizioni è quella di Joe Biden? Le sue lacrime più che commuovere preoccupano. Non piange il Commander in Chief con la battaglia in corso.

(cesaredecarlo@cs.com)