Una manifestazione per i diritti degli omosessuali
Una manifestazione per i diritti degli omosessuali
Dopo la specie di maxi open day delle benedizioni alle coppie omosex avvenuta domenica scorsa nelle parrocchie di diversi Land tedeschi per iniziativa di un gruppo ribelle e compatto di parroci che nel corso di funzioni religiose ha benedetto più di 110 coppie, la parola scisma in Vaticano non è più un tabù. Certo, non ci si può aspettare che venga pronunciata ’on the record’, come si dice in gergo. Ancora ieri, nel day after all’iniziativa senza precedenti che ha naturalmente lo scopo di imporre una forzatura e accelerare verso una maggiore autonomia della Chiesa tedesca dal potere centrale vaticano, il prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, il cardinale gesuita...

Dopo la specie di maxi open day delle benedizioni alle coppie omosex avvenuta domenica scorsa nelle parrocchie di diversi Land tedeschi per iniziativa di un gruppo ribelle e compatto di parroci che nel corso di funzioni religiose ha benedetto più di 110 coppie, la parola scisma in Vaticano non è più un tabù. Certo, non ci si può aspettare che venga pronunciata ’on the record’, come si dice in gergo. Ancora ieri, nel day after all’iniziativa senza precedenti che ha naturalmente lo scopo di imporre una forzatura e accelerare verso una maggiore autonomia della Chiesa tedesca dal potere centrale vaticano, il prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, il cardinale gesuita maiorchino, Luis Ladaria Ferrer – colui che ha prodotto il documento del 15 marzo scorso che col benestare del Papa sentenzia una volta per tutte il no alla benedizione dei rapporti stabili tra omosessuali –, si presentava a un gruppo di ricercatori in visita all’ex S. Uffizio con il sorriso placido ed enigmatico di sempre.

Non un commento sui fatti di domenica scorsa in Germania. Fatti che rappresentano però ’l’iceberg’ come dice al Qn un big della Curia romana, di un fossato che da tempo ormai si è scavato tra Roma e alcune anime della Chiesa tedesca, fatta eccezione per quella bavarese, ‘madre’ di Joseph Ratzinger. "La distanza è tanta – confida l’alto prelato – però non è determinata tanto da quello che è stato fatto domenica, quella semmai è solo la punta folcloristica", "è tanta perchè c’è una visione della Chiesa che semplicemente non è cattolica. Si vuole sostenere che insistere su determinati punti nasca dalle necessità di una evoluzione. In realtà, modificando cose come l’accesso delle donne al sacerdozio, l’ecclesiologia di base, l’elezione diretta dei vescovi, si chiede di modificare la dottrina e questo non gli è consentito. Il solco è profondo". L’iniziativa di domenica, nata dalla sottoscrizione di 2.500 fedeli cattolici, col favore di molti teologi (l’università di Muenster ha raccolto 270 firme di teologi e studiosi) e anche la strizzata d’occhio di vescovi critici sul ’no’ dell’ex S. Uffizio come quello di Essen e di Innsbruck (in Austria), è stata in qualche modo stoppata dalla stessa conferenza episcopale tedesca. Il responsabile Gerog Baetzing ha definito la mossa dei ’ribelli’, "un segnale che non aiuta" il dibattito interno alla Chiesa sull’omosessualità.

Ma è chiaro che il braccio di ferro che si sta consumando sulle coppie gay, ha ormai alzato il velo su una discordanza di sistema. Il sinodo della Chiesa tedesca procede in un dibattito senza preclusioni di sorta, celibato compreso, e ha già prodotto la prima segretaria di una conferenza episcopale donna. Il Vaticano, invece, dopo tante uscite più o meno ambigue di Francesco, a partire da quel ’Chi sono io per giudicare?’, sembra a piccoli passi muoversi verso una sorta di nuova blindatura come dimostrano il lancio di un convegno sul sacerdozio sotto il cappello schermante della Congregazione per i vescovi, la stretta sui catechisti impressa dal Papa con il Motu proprio ’Antiquum ministerium’ pubblicato ieri, e la stessa genesi del documento contrario alle benedizioni gay, originato da un ’dubium’, cioè una richiesta di chiarimento a cui la Cdf è tenuta a rispondere con un ’responsum’. Non si sa chi abbia avanzato il ’dubium’, ma in Vaticano si sospetta che l’iniziativa sia stata di un gruppo di vescovi stufi di sentirsi dire un po’ da tutte le parti "ma il Papa è per i gay".