Bruno Vespa Gode di stima e complimenti a sinistra, dove non fa eccezione una tradizione utilitaristica. Berlusconi fu definito ‘Cavaliere nero’ quando nel ’93 sdoganò Fini. Ma quando Fini cominciò la guerra a Berlusconi, diventò il beniamino della sinistra che ignorò fino all’evidenza lo scandalo della casa di Montecarlo. E così, sceso il Cavaliere nei voti, il demonio diventò Salvini, mentre la Meloni veniva...

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Vespa

Gode di stima e complimenti a sinistra, dove non fa eccezione una tradizione utilitaristica. Berlusconi fu definito ‘Cavaliere nero’ quando nel ’93 sdoganò Fini. Ma quando Fini cominciò la guerra a Berlusconi, diventò il beniamino della sinistra che ignorò fino all’evidenza lo scandalo della casa di Montecarlo. E così, sceso il Cavaliere nei voti, il demonio diventò Salvini, mentre la Meloni veniva trattata con i guanti. Ma da quando la ‘ragazza della Garbatella’ svetta nei sondaggi con aspirazioni da primo ministro, è tornata fascistissima nonostante guidi a Strasburgo il gruppo dei liberali europei fondato dai rispettabili leader conservatori britannici. Così va l’Italia e la memoria storica serve solo a ricordare a ciascuno dov’era ieri e come si comportava.

La clamorosa fuga dalle urne soprattutto dell’elettorato di centrodestra ha spaventato realmente i tre leader convincendoli che senza unità non vanno da nessuna parte. I voti perduti possono essere considerati ‘in libera uscita’ – come disse Andreotti nel ’72 dopo il boom del Movimento sociale a spese della Dc – a patto di una politica credibile e della cessazione delle ostilità tra Salvini e Meloni che sembrano fatte su misura per irritare i loro elettori e far gioire quelli altrui. Berlusconi – per storia e per età – si considera giustamente il ‘federatore’. Ma ieri pomeriggio a Palermo – dove oggi si celebra il terzo processo a suo carico per sequestro di migranti – Salvini ha attribuito a se stesso questo ruolo. Non a caso ha telefonato a due anime inquiete di Forza Italia come Gelmini e Brunetta che si sentono ignorate da Berlusconi, non vanno via ma hanno il soprabito pronto. E ha ritrattato le accuse di disfattismo alla Meloni.

Dal 19 gennaio si elegge il tredicesimo presidente della Repubblica. Berlusconi si candida, magari per un biennio. Meloni accetterebbe Draghi purché si vada subito al voto. Salvini si è raffreddato e voterebbe Draghi purché non si vada alle elezioni anticipate. Qualunque sia la scelta, se vuole contare in modo decisivo il centrodestra deve blindarsi