Massimo

Donelli

Botta: "Mi piace molto LeBron James, perché quello che fa è fenomenale. Però non mi piace quando persone con il suo status parlano di politica. Penso sia meglio tenersi lontani da certi temi e fare ciò in cui si è bravi". Risposta: "Non starò mai zitto di fronte alle ingiustizie. Buffo che Zlatan Ibrahimovic dica queste cose, perché nel 2018 ha fatto lo stesso in Svezia parlando di razzismo legato alle sue origini e al suo cognome". Un gigante del calcio, Ibra, spara dall’Europa. Un gigante del basket, LeBron, contrattacca dagli Stati Uniti. Chi ha ragione?

Non ho dubbi: sto con Ibra. Sto con Ibra perché non ho mai amato l’uso politico dello sport, chiunque lo faccia. E l’hanno fatto in tanti, purtroppo. Alcuni per le ragioni migliori. Altri per i regimi peggiori. Qualche esempio? Le Olimpiadi di Berlino (1936), spot al nazismo voluto da Adolf Hitler (ma il grande Jesse Owens guastò la festa al führer). Le atlete imbottite di ormoni maschili ai tempi dell’URSS (e anche post crollo del Muro). Il saluto militare dei calciatori della Turchia (2019), durante le qualificazioni a Euro 2020, dopo le partite con Albania e Francia nei giorni in cui l’esercito di Recep Tayyip Erdogan massacrava i curdi in Siria. Ribadisco: io sto con Ibra. Meglio che sport e politica rimangano ben separati. Meglio che i campioni facciano solo i campioni. Basta e avanza per essere d’esempio. Agli adulti. E, soprattutto, ai bambini.