Da oggi tornano possibili i licenziamenti anche per artigianato, terziario, piccole imprese, pelletteria, tessile e abbigliamento. Il blocco era stato istituito a febbraio 2020 per mitigare gli effetti sociali della pandemia.

Il governo ha deciso di affiancare alla scadenza del provvedimento la proroga della cassa integrazione Covid per le piccole imprese del terziario, il commercio, gli artigiani, i giornalisti tra il 1° ottobre e il 31 dicembre per un massimo di tredici settimane, che si riducono a nove per i settori tessile, abbigliamento e pelletteria. I datori di lavoro che usufruiscono di questo particolare ammortizzatore sociale non possono licenziare salvo diversi accordi collettivi in casi specifici.

Lo scorso 30 giugno lo sblocco dei licenziamenti aveva già coinvolto i 4 milioni di lavoratori assunti a tempo indeterminato nell’edilizia e nella manifattura. L’impatto? "Il numero delle cessazioni è rimasto modesto", certifica l’osservatorio della Banca d’Italia. In luglio, infatti, sono stati 10mila i licenziamenti sbloccati, un dato in linea con i livelli del 2019. In agosto, i numeri "sono stati estremamente contenuti".

Se il blocco ha salvaguardato il posto di lavoro delle persone assunte a tempo indeterminato, non lo stesso si può dire per i precari, i cui contratti, alla scadenza, spesso non sono stati rinnovati.