di Matteo Porfiri ARQUATA (Ascoli Piceno) Cinque anni di attesa. Cinque anni di speranza. Cinque anni di parole, di promesse e, spesso, di delusioni. Per i terremotati di Arquata, la vita, è davvero complicata. Tanto è passato dal sisma del 24 agosto 2016 e quasi tutti loro sono ancora costretti a vivere nelle casette. In pochi sono già riusciti a tornare nelle proprie abitazioni originarie, in alcune tra le...

di Matteo Porfiri

ARQUATA (Ascoli Piceno)

Cinque anni di attesa. Cinque anni di speranza. Cinque anni di parole, di promesse e, spesso, di delusioni. Per i terremotati di Arquata, la vita, è davvero complicata. Tanto è passato dal sisma del 24 agosto 2016 e quasi tutti loro sono ancora costretti a vivere nelle casette. In pochi sono già riusciti a tornare nelle proprie abitazioni originarie, in alcune tra le frazioni meno danneggiate dalle scosse. Alcuni, invece, ci hanno rinunciato, trasferendosi definitivamente altrove. Altri, invece, non vedono decisamente l’ora di rimettere piede nelle proprie case. Non appena queste verranno ricostruite. È il caso, ad esempio, di Antonio Filotei, che da cinque anni vive in una casetta da sessanta metri quadrati insieme alla sua famiglia. Quattro persone, in una Sae troppo piccola.

Filotei, quando tornerà a casa sua?

"Mi auguro il prima possibile. Anche se, da cinque anni, i politici ci hanno fatto soltanto promesse. Di concreto abbiamo visto poco. Io abitavo a Pescara del Tronto. Avevo una casa da 180 metri quadrati. E voglio tornarci. Costi quel che costi. Mi sono adattato a vivere in una Sae, ma voglio tornare a casa mia, perché mi è costata tanto sudore e tanti sacrifici. Al momento, i lavori per la ricostruzione non sono ancora partiti, almeno per quanto riguarda la mia abitazione. Sono state soltanto rimosse le macerie. Speriamo che le procedure accelerino al più presto".

Come si vive nelle Sae?

"Malissimo. Fa freddo, c’è umidità. In molti casi fanno anche la muffa, tanto che io e la mia famiglia abbiamo maturato pure una certa allergia. La metratura, poi, è troppo ridotta e ho dovuto spendere dei soldi di tasca mia per realizzare anche una cameretta per mia figlia. Dobbiamo anche organizzarci in turni per fare il bucato. La situazione è insostenibile".

Lei ha anche un’azienda agricola. Ha mai pensato di andarsene per sempre da Arquata?

"Assolutamente no, questo è il mio paese. E non lo voglio abbandonare. Ma occorre che dal governo facciano qualcosa di serio e di concreto, però. Altrimenti sarà dura andare avanti così".