David Fabbri, 15 anni, è stato vittima dei bulli
David Fabbri, 15 anni, è stato vittima dei bulli

Roma, 10 novembre 2018 - Cinque anni d’inferno, nelle grinfie dei bulli. Insultato, minacciato, preso a sassate, picchiato e ripreso con gli smartphone dai compagni di classe mentre veniva aggredito. David Fabbri, 15 anni, da Firenze, per il branco di baby criminali (una decina alle elementari) aveva la colpa di essere dislessico.

"Cyberbullismo, così si proteggono i ragazzi dalla violenza del web"

Ha perdonato i suoi aguzzini?

"In un certo senso sì, ho superato l’ostacolo. Ho cambiato quartiere, passando da Scarperia, nel Mugello, a Firenze. Ho voluto dimenticare l’incubo, trovando persone con una mentalità aperta".

Le hanno mai chiesto scusa?

"Sì, ma non erano scuse sincere, tutt’ora non è cambiato nulla. Quando mi vedono mi fanno i versacci. Continuano imperterriti a fare i bulli. Li hanno solo sospesi un giorno".

Quando è cominciato tutto?

"In terza elementare. Io sono dislessico e per scrivere a scuola uso il computer. I bulli mi hanno rotto per tre volte il pc, facendo passare tutto per un incidente. I prof sminuivano i fatti, dicevano: ‘sono bambini, è normale’. Mi picchiavano, mi circondavano e mi schiacciavano contro i banchi".

Nessuno la aiutava?

"Nessun compagno è mai intervenuto. Tutti guardavano. In quinta elementare, con l’arrivo degli smartphone, tutti facevano video e li diffondevano nelle chat. Mi dicevano ‘ammazzati, che non servi a nulla’. E tra loro: ‘dobbiamo essere più cattivi’. Provavano gusto a pestarmi e deridermi. Erano sadici".

A chi ha chiesto aiuto?

"Ai miei genitori. E loro sono andati dappertutto: dai carabinieri, dai professori, dalle famiglie. Abbiamo preferito non denunciare perché conoscevamo la famiglia di uno dei ragazzi ed erano persone squisite".

Ha pensato al suicidio?

"Pensavo ‘ma cosa ho sbagliato?’, ‘perché lo fanno?’. Ho provato a comprare abiti firmati, alla moda, per essere accettato, ma non è servito. In quinta elementare ho organizzato la festa di compleanno invitando tutti e 24 i miei compagni di classe. Non si è presentato nessuno. Per fortuna avevo chiamato anche amici della vecchia scuola, loro sono venuti".

È stato seguito da uno psicologo?

"Mi ha aiutato molto, per capire cosa fare. Mi sono iscritto a karate per migliorare la coordinazione, l’equilibrio tra corpo e spirito, l’autostima".

Ora come sta?

"Alla grande. Mi sono fatto molti amici. Ci sono altri come me all’Istituto tecnico informatico, la classe mi ha accettato. Sono normale, non ho nulla di strano".

Cosa vuole fare da grande?

"Il programmatore o editing video".

Ha realizzato un corto sull’esperienza del bullismo.

"L’anno scorso c’era un concorso su Niccolò Ciatti (giovane che frequentava la scuola di Fabbri, ucciso in una discoteca spagnola, ndr) e ho deciso di provare a raccontare la mia storia, in modo più leggero e blando".

Che messaggio voleva dare?

"Non vergognatevi e aiutate chi è vittima di bullismo, non lasciateli soli. E a chi lo subisce: apritevi il più possibile, se tenete tutto dentro rischiate la vita. Io ora voglio salvare delle vite".

Ieri il suo primo intervento pubblico, come testimonial al fianco del capo della polizia, Gabrielli, e del ministro dell’Interno, Salvini, davanti a migliaia di studenti come lei.

"Ero emozionato, ma mi sento un testimonial al fianco della polizia. Sono felice, voglio dare speranza ai più deboli essendo passato da quel calvario. Ho abbracciato gli studenti, sentendo il loro calore".

Cosa le ha detto Salvini?

"Mi ha stretto la mano e mi ha detto in bocca al lupo".