Uno smartphone
Uno smartphone

Bologna, 10 novembre 2018 - Paolo Picchio è il simbolo italiano anti cyberbullismo. Ha visitato 300 scuole e incontrato 3mila studenti per allontanarli dal demone della violenza del web. Da quel 5 gennaio 2013, quando la figlia Carolina si è tolta la vita a 14 anni dopo aver sofferto la diffusione in Rete di un suo video, in cui incosciente veniva molestata da parte del baby branco, seguito poi da 2.700 like in poco tempo. E finché avrà le forze, il papà di Carolina (presidente onorario dell'omonima fondazione, Fondazione Carolina, dedicata al rapporto tra minori e web), continuerà la sua battaglia “perché tragedie simili non si ripetano più”.

Cosa manca ancora nella società per prevenire il cyberbullismo?

“La formazione sugli insegnanti, poi i patti educativi con i genitori. Vediamo sempre più spesso che i papà e le mamme sono quelli che oggi hanno un rapporto difficilissimo coi figli e non hanno la capacità di educarli, oltre alle tecnologie digitali. La scuola e la famiglia sono ancora i capisaldi della crescita dei ragazzi. Più che la didattica, è importante l’insegnamento della vita, delle regole, sono importanti le ‘lezioni di vita’”.

L’uso didattico dello smartphone può essere una risorsa oppure è pericoloso?

“Se viene fatto sotto il controllo diretto dei professori è positivo, altrimenti risulta assolutamente negativo. I ragazzi non devono avere uno smartphone in classe per mandare messaggi o telefonare. Dovrebbe essere vietato l'uso ricreativo”.

Perché le vittime di cyberbullismo sono sempre di più e sempre più giovani?

“Oggi è impensabile che un bimbo di 8 anni abbia lo smartphone. Dalle nostre indagini 2 ragazzini di dieci anni su 5 hanno accesso giornaliero a YouPorn. Questa attività insegna a loro una sessualità distorta, vedono la donna come un oggetto sessuale portando poi a epiloghi tragici come i femminicidi. La navigazione dei minori in rete deve essere regolamentata meglio, fino a 14 anni non deve essere possibile fruire tutto. Servono più filtri”.

Quali consigli ai genitori per l’uso corretto dello smartphone da parte dei figli?

“I genitori devono imporre alcune regole. Tu mi dai le password e lo smartphone lo usi solo con alcune app, poi appena offendi qualcuno te lo tolgo e la notte è vietato. Una volta i ragazzi usavano WhatsApp per telefonare, ora non più. Fanno l'invio vocale, così sanno che l’altro l'ha ricevuto, l’ha aperto e poi si chiedono: 'perché non mi risponde?'. E' un uso distorto di strumenti utili, questi comportamenti portano alla paranoia e alla paura di affrontare la situazione”.

Mancano i buoni esempi nella società?

“Se i modelli dei giovani oggi sono Fedez e Chiara Ferragni, con milioni di follower, che riprendono il bambino e lo mettono in Rete, allora non abbiamo speranza di salvarci. Con che diritto fanno questo? I giovani sono molto più coerenti e diligenti degli adulti. Molti di loro mi supplicano: non so a chi chiedere aiuto, mia mamma e mio papà sono assenti, distanti”.

Dove sbagliano gli studenti?

“Vivono la realtà digitale senza sapere cosa fanno. Io chiedo: fate sexting? E loro: mai. Poi guardiamo insieme nella galleria dello smartphone ed è pieno di foto hot e immagini pedopornografiche. Sono totalmente ignari dei rischi a cui vanno in contro”.