Il Regno Unito è fuori dall’Unione Europea. Uscita soft grazie all’accordo della vigilia
Il Regno Unito è fuori dall’Unione Europea. Uscita soft grazie all’accordo della vigilia
di Andrea Bonzi L’accordo all’ultimo tuffo tra Regno Unito ed Europa sulla Brexit evita conseguenze pesanti sugli scambi tra i 27 Paesi Ue e la Gran Bretagna. Ma, al di là dei numeri ad effetto - il valore del trattato di libero scambio ha battuto i record, con gli oltre 730 miliardi di euro di giro d’affari nel 2019 - nelle 1.246 pagine che fissano un quadro completo sulle future relazioni dal primo gennaio non mancano i punti controversi. Ecco cosa cambia (e cosa no) con lo scoccare del 2021. SERVE IL PASSAPORTO PER VISITARE LA GRAN BRETAGNA? La prima conseguenza è che la libertà di movimento come conosciuta fino a oggi cessa di esistere. Dunque per gli italiani, come per gli altri turisti esteri, sarà necessario il passaporto per visitare tutto il Regno Unito: Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord. La permanenza senza visto può...

di Andrea Bonzi

L’accordo all’ultimo tuffo tra Regno Unito ed Europa sulla Brexit evita conseguenze pesanti sugli scambi tra i 27 Paesi Ue e la Gran Bretagna. Ma, al di là dei numeri ad effetto - il valore del trattato di libero scambio ha battuto i record, con gli oltre 730 miliardi di euro di giro d’affari nel 2019 - nelle 1.246 pagine che fissano un quadro completo sulle future relazioni dal primo gennaio non mancano i punti controversi. Ecco cosa cambia (e cosa no) con lo scoccare del 2021.

SERVE IL PASSAPORTO

PER VISITARE

LA GRAN BRETAGNA?

La prima conseguenza è che la libertà di movimento come conosciuta fino a oggi cessa di esistere. Dunque per gli italiani, come per gli altri turisti esteri, sarà necessario il passaporto per visitare tutto il Regno Unito: Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord. La permanenza senza visto può durare non più di tre mesi.

COME FACCIO

A LAVORARE

A LONDRA?

In questo caso cambia tutto. Per lavorare nel Regno Unito, il cittadino italiano (come quello europeo) dovrà superare una procedura più stringente, uguale a quella di tutti gli altri cittadini extracomunitari. Bisogna ottenere un visto, che sarà approvato sulla base di un sistema a punti rigoroso: avere un’offerta da un datore del posto costituisce quasi il 40% dei punti, e un altro 18% dipende dal fatto che lo stipendio superi le 25.600 sterline l’anno. Contano poi la conoscenza della lingua inglese e la propria specializzazione. Il tutto a un costo piuttosto elevato: tra i 1.300 e i 2.300 euro per domanda. Ci sono facilitazioni per chi ha un dottorato di ricerca (specie in materie scientifiche), ma, in pratica, per gli italiani sarà molto più difficile riuscire a venire a Londra e mantenersi, facendo i camerieri o i commessi.

COSA CAMBIA

PER CHI GIÀ RISIEDE

NEL REGNO UNITO?

Per i 700mila italiani già residenti sull’isola, non dovrebbe cambiare nulla. Dovranno però iscriversi, al più tardi entro giugno 2021, nel registro del cosiddetto Eu Settlement Scheme, istituito in forma digitale presso l’Home Office a tutela di un trattamento equiparato a quello dei cittadini britannici. Ci sono una serie di requisiti da rispettare, a seconda che ci si trovi nel Regno Unito da più o meno di 5 anni continuativamente.

I PRODOTTI

MADE IN UNITED KINGDOM COSTERANNO DI PIÙ?

No. Se non si fosse trovato un accordo (scenario di hard Brexit), sulle merci britanniche dirette verso l’Europa sarebbe stato imposto un dazio con picchi del 35% per alcuni prodotti. Con l’intesa della vigilia di Natale, tutto questo è stato evitato. Dunque non ci saranno aumenti dovuti alla dogana: un tema su cui il Regno Unito era particolarmente esposto, visto che è il quinto importatore verso l’Italia. Il nostro Paese, infatti, ha 12 miliardi di surplus positivo verso Londra. Secondo alcuni, però, le procedure transfrontaliere più stringenti, con ritardi di natura amministrativa, potrebbero far aumentare i prezzi.

SARÀ PIÙ DIFFICILE

E COSTOSO ESPORTARE

I NOSTRI PRODOTTI?

No. Ovviamente non saranno applicati dazi nemmeno in direzione inversa (dall’Europa all’Inghilterra). Tra i grandi Paesi Ue, del resto, l’Italia è meno esposta: nel 2019 l’export verso il Regno Unito era pari al 5% circa del totale, ma si tratta comunque di 25 miliardi di euro, di cui 3,4 di agroalimentare. Occhio a eventuali aggravi amministrativi.

I TRASPORTI

SUBIRANNO

INTERRUZIONI O RITARDI?

No. Per quanto riguarda i trasporti, l’accordo prevede una connettività aerea, stradale, ferroviaria e marittima continua e sostenibile, sebbene l’accesso al mercato offra possibilità inferiori di quelle che offre il mercato unico. Sarà garantita la concorrenza tra gli operatori dell’Ue - quindi anche quelli italiani - e quelli del Regno Unito, anche in modo da non compromettere i diritti dei passeggeri, dei lavoratori e la sicurezza dei trasporti.

CHI HA VINTO?

L’INTESA PREMIA L’EUROPA O IL REGNO UNITO?

Secondo gli analisti, è presto per dirlo. Gli inglesi, in cambio del mantenimento dell’accesso al mercato Ue (e dunque italiano), dovranno tenersi alle regole a livello di merci e condizioni. Una hard Brexit sarebbe stato un colpo più duro, non c’è dubbio. Ma la ritrovata ’sovranità’ di cui parla Boris Johnson è stata ottenuta perdendo un posto a un tavolo privilegiato, su cui si poteva influire politicamente.