di Mario Consani e Nicola Palma Gente semplice, ma ricca di fantasia. "Radere al suolo il Parlamento con tutti dentro. Basta un piccolo drone… pilotato a distanza da uno dei tetti di Roma… un 500 grammi di tritolo e lo lasci cadere durante la seduta… non resterà nessuna prova e farà il suo effetto". Bum! "Quando andremo a Roma i primi da aggredire – si dicevano in chat – sono i giornalisti", da sempre uno dei loro bersagli preferiti: "Se in lontananza, nascosti, vedete i furgoni delle tv private o pubbliche, dategli fuoco... una molotov. O con loro dentro o vuoto il furgone, dovete dargli fuoco". E ce n’era anche per il presidente del Consiglio, Mario Draghi, tanto che in una delle loro conversazioni virtuali si ritrova anche l’indirizzo dell’abitazione del premier (in realtà una sede istituzionale, assicurano gli inquirenti). Nel...

di Mario Consani

e Nicola Palma

Gente semplice, ma ricca di fantasia. "Radere al suolo il Parlamento con tutti dentro. Basta un piccolo drone… pilotato a distanza da uno dei tetti di Roma… un 500 grammi di tritolo e lo lasci cadere durante la seduta… non resterà nessuna prova e farà il suo effetto". Bum! "Quando andremo a Roma i primi da aggredire – si dicevano in chat – sono i giornalisti", da sempre uno dei loro bersagli preferiti: "Se in lontananza, nascosti, vedete i furgoni delle tv private o pubbliche, dategli fuoco... una molotov. O con loro dentro o vuoto il furgone, dovete dargli fuoco". E ce n’era anche per il presidente del Consiglio, Mario Draghi, tanto che in una delle loro conversazioni virtuali si ritrova anche l’indirizzo dell’abitazione del premier (in realtà una sede istituzionale, assicurano gli inquirenti). Nel dubbio che qualcuno di questi propositi potesse diventare più concreto nella due giorni di manifestazioni in programma nel weekend nella Capitale, ieri otto no vax che si salutavano col termine di ’Guerrieri’ sono stati bloccati per tempo. E ora sono tutti indagati, a valle dell’operazione coordinata dai pm Alberto Nobili e Piero Basilone dell’Antiterrorismo di Milano, che ha prodotto perquisizioni in quattro Regioni – Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Lazio – con il sequestro di supporti informatici e alcune armi bianche e da fuoco (queste ultime regolarmente detenute per ragioni sportive).

Chi sono gli irriducibili del movimento anti vaccino? Secondo gli accertamenti investigativi degli agenti di Digos e Postale, rispettivamente guidati dai dirigenti Guido D’Onofrio e Tiziana Liguori, il leader carismatico era certamente il quarantaseienne milanese T., di professione portiere di condominio, che su Facebook mostrava orgoglioso il tirapugni appena acquistato on line ("Il mio giocattolo") e che in chat incitava alla "ribellione violenta con l’uso delle armi" per colpire Draghi, altri esponenti del governo, forze dell’ordine e stampa; salvo poi tirarsi indietro a pochi giorni dalla partenza per la Capitale per mancanza di giorni di ferie (dopo un mese trascorso in una località balneare pugliese). L’altra amministratrice del gruppo era la romana di 43 anni I.M., che invitava periodicamente gli altri a cercare canali comunicativi più sicuri (Signal e Wickr). E poi c’era il trentatreenne incensurato di Reggio Emilia, che diceva di aver recuperato cose che "se mi fermano mi arrestano per terrorismo" e che in casa aveva una katana, un manganello telescopico e una pistola per sparare spray urticante; la cinquantunenne veneziana a cui è stato revocato il porto d’armi per motivi psichici e che in passato aveva simpatizzato per gli indipendentisti dei Serenissimi; S.G., la cameriera padovana di 53 anni che sognava di lanciare uova marce e verdura a Speranza il 2 settembre alla festa di Articolo 1 "Pane e Rose"; il coetaneo bergamasco che diceva di avere "gingilli a lungo raggio da provare" (sequestrati due fucili regolarmente detenuti per uso sportivo); il quarantacinquenne romano D.B., che insisteva per organizzare riunioni in presenza per studiare insieme i raid; e il trentaquattrenne dell’hinterland meneghino fissato con i ripetitori 5G "da distruggere" e che ieri si è preso una sonora sgridata dai genitori davanti ai poliziotti.

Nel complesso, un gruppo di leoni da tastiera no vax ricco di disoccupati, operai, portinai e dipendenti di catene commerciali. Tutte persone che non si erano mai messe in evidenza nelle tante manifestazioni anti Green pass che si sono succedute da metà luglio in avanti, ma che stavano chiaramente mostrando l’intenzione di "alzare il tiro" e di "passare dalle parole ai fatti". Progetti bloccati sul nascere dagli investigatori, grazie all’ormai quotidiano lavoro di monitoraggio di quelle "camere d’odio per far esplodere il malcontento" che sono diventati i gruppi Telegram di complottisti e negazionisti (quelli dei "Guerrieri" contava circa 200 iscritti). Ora gli otto sono indagati per istigazione a delinquere aggravata, perché le azioni che stavano pianificando, si legge nel decreto di perquisizione, sarebbero state "tese a mutare o condizionare la politica governativa e istituzionale in tema di campagna vaccinale".