Bologna, 8 agosto 2018 - «Non aveva mai avuto un incidente. Mai preso neanche un verbale. Un ragazzo d’oro, un autista modello, tra i più esperti. Giovane, 42 anni, lavora con noi dal 2009. Io non so spiegarmi davvero. Sì, certo che ho visto il video del tamponamento. Cosa ho pensato? Quel che può aver pensato lei. Un malore, un colpo di sonno, una distrazione... Irreale». Mauro Loro, legale rappresentante della Loro Fratelli Spa di Lonigo (Vicenza), parla al presente di Andrea Anzolin, l’autista della cisterna che è esplosa come una bomba sull’autostrada A14, svincolo di Borgo Panigale a Bologna, dopo aver tamponato il camion di solventi che gli stava davanti. Lui, unica vittima dell’apocalisse (145 i feriti). Mauro Loro ha passato la giornata a rispondere alle domande di cronisti e tv. Parla con voce calma, ringrazia i soccorritori, «davvero straordinari». 
Non vuole dire di più su certi particolari, «abbiamo affidato tutto a uno studio legale, aspettiamo di capire». Le domande sono quelle che si fa tutta l’Italia: ma cosa è successo? Perché Anzolin è andato dritto senza toccare il freno? Dritto, senza sbandare.

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Era partito verso le 4 di lunedì dal deposito di Alonte (Vicenza) diretto a Livorno per un carico di Gpl da 230 quintali. È arrivato a destinazione alle 8.30; si è sentito con un’impiegata dell’ufficio logistica, «ha chiesto quanto caricare, ordini precisi per come gestire le operazioni», dicono dagli uffici dell’azienda veneta. Ma poteva essere stanco? «Non aveva lavorato sabato pomeriggio, non aveva lavorato domenica – precisano in ditta –. No, chiaro che lunedì non aveva guidato ininterrottamente dalle 4 del mattino, le soste sono già state verificate. Come? Ad esempio con il Telepass. Quel che è successo per noi è inspiegabile. Era diligente, rigorosissimo. Non riusciamo a capire, davvero. Gli dev’essere capitato qualcosa di forte. Non ha avuto il tempo di reagire». La polizia dovrà verificare anche il traffico telefonico di quella giornata da inferno, sta acquisendo i tabulati.

Andrea Anzolin viene descritto come un figlio modello del Veneto più operoso. «Dieci anni fa si era costruito la casa, dove lo trovi un ragazzo così giovane e sgobbone». Lo dice commosso Luciano Viero, vicesindaco di Agugliaro (Vicenza), il paese della vittima. Fa le veci del primo cittadino che in questi giorni non c’è. Parla di corsa, il dialetto veneto aiuta a raccontare meglio. «È come se ci avessero rubato un fiolo, un figlio. Qui ci conosciamo tutti, questo è un centro piccolo, siamo 1.450 persone». Anzolin era sposato con Barbara, aveva un fratello più grande, Lino, e una sorella più piccola, Pamela. 
Si era costruito la casa vicino a quella dei genitori, i suoi hanno un piccolo allevamento di funghi e gli avevano regalato un pezzo di terra, «qui da noi le famiglie sono come una volta, i padri aiutano i ragazzi – racconta il numero due del Comune –. Aspettiamo che ci mandino le carte da Bologna per i funerali. Ma io le bandiere a mezz’asta le ho già messe, fuori dal Municipio. Perché questo è un fiolo rubato».

I feriti-eroi: "Fuoco sulla pelle, ma la gente invocava aiuto"