Il presidente di Confconsumatori Reggio Emilia, Secondo Malaguti (a sinistra),  e il commercialista
Il presidente di Confconsumatori Reggio Emilia, Secondo Malaguti (a sinistra), e il commercialista

Reggio Emilia, 5 gennaio 2015 -  La bolletta della Tares non è chiara e non consente al cittadino di fare ricorso con facilità: per questo motivo la Commissione tributaria provinciale di Reggio ha annullato un avviso di pagamento recapitato a una azienda reggiana (per l’importo di 385 euro), intimando di restituire all’azienda l’importo pagato. Una sentenza rivoluzionaria che ribadisce un principio già enunciato dalla Cassazione: la bolletta che arriva ai cittadini deve spiegare chiaramente come si è arrivati a stabilire l’importo richiesto e deve anche illustrare esplicitamente come sia possibile fare ricorso contro il pagamento della somma. Il ricorso venne depositato a inizio gennaio 2014 con il patrocinio della Confconsumatori: secondo l’associazione l’avviso di pagamento, spedito da Iren ai contribuenti reggiani, era da considerarsi un vero e proprio «provvedimento impositivo» che era stato emesso «in carenza di ogni elemento utile per verificare l’esattezza della pretesa comunale, e ciò in spregio ad ogni esigenza di trasparenza». 

Nella bolletta non sarebbero stati presenti alcuni elementi chiarificatori come il calcolo con cui si arriva alla somma da pagare, né l’eventuale numero delle rate. Ma soprattutto, «non sono indicati i termini entro cui fare ricorso, la commissione tributaria competente e le forme da osservare ai sensi di legge».

E la sentenza della Commissione tributaria provinciale dà ragione al ricorrente proprio su questi temi. Nella sentenza dello scorso 25 novembre i giudici sottolineano che in tema di bollette vale quanto prescritto dalla Corte di Cassazione: l’avviso di pagamento, per avere piena validità, deve riportare elementi conoscitivi che posseggano «quel grado di determinatezza e intelligibilità idonei a consentire un esercizio non difficoltoso del diritto di difesa». E la corte non ha trovato questi elementi di chiarezza nella bolletta: non era indicato come e in che sede fare ricorso. Ma c’è di più: per il cittadino resta un mistero come si componga nel dettaglio il balzello, compresa la distinzione per quota fissa e quota variabile. I giudici sostengono che il gestore «non ha giustificato come sia pervenuto a quantificare il moltiplicatore per metro quadro» ovvero, in sostanza, come «sia arrivato a quantificare l’importo Tares richiesto». 

Dal comune di Reggio per ora le reazioni sono improntate a cautela: l’assessore al bilancio Francesco Notari sostiene che «la sentenza potrebbe essere riformata in appello» ma allo stesso tempo annuncia che «entro due-tre mesi riscriveremo il regolamento della tassa per rendere più chiari i pagamenti». Esulta invece il commercialista Davide Grasselli, che ha curato il ricorso: «E’ una sentenza dirompente: se tutti gli utenti facessero ricorso, stante questa sentenza, gli importi da restituire ai cittadini ammonterebbero a milioni di euro».