di Giampaolo Pioli "La democrazia ha prevalso. Sarò il presidente di tutti. L’America deve tornare un paese unito per affrontare i grandi problemi che la preoccupano". Joe Biden ha appena giurato come 46° presidente degli Stati Uniti e lancia subito l’appello ad un paese lacerato come priorità della sua politica alla Casa Bianca. L’America che ha votato per lui o per Donald Trump (che è già in Florida come privato cittadino), lo vede solo sui teleschermi perché Washington è blindata da giorni. Per le strade non c’è al momento alcun segno di protesta e nemmeno nelle altre grandi città. L’America affronta sotto il sole l’inizio di un nuovo capitolo come se meno di due settimane fa non fosse...

di Giampaolo Pioli

"La democrazia ha prevalso. Sarò il presidente di tutti. L’America deve tornare un paese unito per affrontare i grandi problemi che la preoccupano". Joe Biden ha appena giurato come 46° presidente degli Stati Uniti e lancia subito l’appello ad un paese lacerato come priorità della sua politica alla Casa Bianca. L’America che ha votato per lui o per Donald Trump (che è già in Florida come privato cittadino), lo vede solo sui teleschermi perché Washington è blindata da giorni. Per le strade non c’è al momento alcun segno di protesta e nemmeno nelle altre grandi città.

L’America affronta sotto il sole l’inizio di un nuovo capitolo come se meno di due settimane fa non fosse stata alle soglie di un golpe fallito. Le stesse scalinate del Congresso occupate per qualche ora dai gruppi armati che sostenevano Trump sono tornate ad essere i solenni spazi dove ogni quattro anni si celebra il tranquillo passaggio dei poteri della democrazia americana. I nemici giurati di ieri possono diventare gli alleati di domani e su questi Biden punta per realizzare un’agenda che segnerà un cambio di almeno 180 gradi rispetto a quella di Trump.

I militari e i soldati della guardia nazionale, più di 40.000 in tutto, hanno sostituito i cittadini nelle super sicure strade di Washington e sulla Pennsylvania Avenue che porta Biden e la Harris ad occupare la Casa Bianca come nuovi inquilini.

In un clima surreale ma asettico e sicuro il neo presidente ha lanciato il primo tweet come Potus dicendo: "Dobbiamo metterci subito al lavoro". L’America è rimasta incollata davanti ai televisori per ore. In pochi minuti la stella di Trump si è spenta e si è accesa quella del suo successore, come accade ogni volta che c’è un cambio del potere alla Casa Bianca.

Biden ha ringraziato il suo predecessore per il servizio reso al paese, sorvolando sul fatto che non ha partecipato alla solenne cerimonia di pacifico trasferimento del potere. Joe ha giurato sulla vecchia Bibbia di famiglia come secondo presidente cattolico degli Stati Uniti, il più anziano mai insediato a 78 anni.

"Questo è il giorno dell’America, della democrazia, un giorno di storia e di speranza – ha detto commosso nel suo discorso –. La democrazia è fragile ma ha prevalso. Pensavano di poterci cacciare da questo suolo sacro, non è successo, non succederà né oggi né domani né mai. Sconfiggeremo l’estremismo politico, il suprematismo bianco, il terrorismo domestico. Dobbiamo mettere fine a questa guerra incivile. Questo è il nostro momento storico di crisi e di sfida, l’unità è la strada da seguire. Tutta la mia anima sarà rivolta a questo. Riunire l’America, unire la nostra gente, la nostra nazione. Il mondo ci guarda, riprenderemo le nostre alleanze".

Quando, durante la piccola camminata verso la Casa Bianca insieme a tutta la famiglia, Biden faceva delle piccole corsette per salutare chi lo chiamava oltre le transenne, la tensione del secret service era al massimo. Ma tutto si è svolto nella massima calma.

Appena arrivato nello studio ovale Biden ha trovato l’inaspettata lettera di Trump, ma nel suo primo giorno di lavoro il presidente ha iniziato a firmare una quindicina di decreti presidenziali che annullano le scelte del suo predecessore. Vanno dal ritorno all’accordo di Parigi alla cacellazione del bando sui paesi musulmani, allo stop del muro col Messico, alla legge sugli immigrati clandestini, alla revoca del bando sui transgender nell’esercito al blocco degli sfratti, al ritorno nell’accordo sul nucleare iraniano.