Matteo Massi Belli e poco dannati. In fondo l’immagine dei Maneskin sta tutta qui, in questi due aggettivi. Che ci sta eh – ognuno è libero e artefice del proprio destino (artistico) – ma non veniteci a parlare di rock’n’roll. Il rock’n’roll è altro e non solo per la nota trimurti: sesso, droga e...

Matteo

Massi

Belli e poco dannati. In fondo l’immagine dei Maneskin sta tutta qui, in questi due aggettivi. Che ci sta eh – ognuno è libero e artefice del proprio destino (artistico) – ma non veniteci a parlare di rock’n’roll. Il rock’n’roll è altro e non solo per la nota trimurti: sesso, droga e rock’n’roll, appunto. Più che altro quello dei Maneskin è in rock in vitro, a uso e consumo di un pubblico che è cresciuto a talent e download. E così la foto di gruppo col sindaco di Roma, Virginia Raggi, mentre ritirano la “Lupa Capitolina“ è un po’ la sintesi di quel "belli e poco dannati". Che si traduce anche in corretti e vestiti bene. Tutto troppo perfetto per essere vero. O solamente rock. Anche il New York Times che, forse esagerando, li aveva definiti un misto tra Jimi Hendrix e il glam rock, ora corregge il tiro e si chiede se siano un fenomeno passeggero. Fenomeno passeggero o non, resta il fatto che si sono comportati come dei veri anti rocker. Così misurate e studiate alla virgola le loro azioni che hanno cassato perfino la parolaccia (e che parolaccia poi...) nella canzone all’Eurofestival.

Sarà pure l’effetto nostalgia: ma Kurt Cobain mai si sarebbe azzardato a fare qualcosa del genere, magari avrebbe rassicurato gli organizzatori e poi avrebbe fatto di testa sua. E se è vero che si nasce incendiari per poi morire pompieri, anche nel rock: Jimi Page e Robert Plant hanno atteso la terza età per andare a ritirare un premio istituzionale. E quel giorno furono ricevuti da un certo Obama.