Viviana

Ponchia

L’insondabile contabilità dei matrimoni finiti non dovrebbe essere affidata solo a un giudice. Per stabilire il prezzo che lui e lei (ma di solito lui) sono tenuti a pagare al momento del divorzio, ci vorrebbe un pool specializzato di amici al corrente, psichiatri, veggenti e spie. A parte la casa e il conto: quanto mi devi in termini di tempo, dedizione, sperdimenti e gioia? Da Pechino arriva una sentenza storica: un tizio è stato costretto a dare alla moglie l’equivalente di 7.700 dollari come risarcimento per i lavori domestici fatti durante la loro unione durata pochi anni.

Lo prevede il nuovo codice civile in vigore da gennaio: si può chiedere un indennizzo al partner per avergli fatto da colf o per essersi occupato dei bambini e dei genitori anziani. E qui tante signore sull’orlo della separazione staranno alzando le antenne. Un algoritmo ha calcolato che la retribuzione teorica di una casalinga che riunisce almeno dieci professioni in un colpo solo si aggirerebbe sui 7 mila euro al mese. Lavoriamo su questo, su un’ipotesi di pensione o reddito minimo da sempre in stallo. Non sul finale. E lui poveretto? Per un mascalzone che lascia il letto sfatto c’è la maggioranza dei volenterosi costretti dall’amore o dalle circostanze a fare i cuochi, gli autisti, i baby sitter, gli inseganti di sostegno. La Cina è lontana. Qui vedo signori con il ferro in mano e l’orata nel forno che potrebbero pretendere lo stesso risarcimento. Prudenza, ragazze.