Due operai al lavoro. Nel capitolo semplificazioni del Recovery via libera ai cantieri in 6 mesi, invece che 11
Due operai al lavoro. Nel capitolo semplificazioni del Recovery via libera ai cantieri in 6 mesi, invece che 11
di Claudia Marin Poco più di 300 pagine (318) per disegnare l’Italia prossima ventura. È il Recovery Plan che il premier Mario Draghi farà approvare oggi dal governo in prima lettura, in attesa dei passaggi parlamentari, prima dell’invio a Bruxelles entro il 30 aprile. Poco più di 300 pagine nelle quali c’è di tutto (compresi l’introduzione delle laurea abilitanti che eviteranno a migliaia di giovani laureati l’esame di Stato, gli incentivi per le imprese che sostengono e certificano la parità di genere, la...

di Claudia Marin

Poco più di 300 pagine (318) per disegnare l’Italia prossima ventura. È il Recovery Plan che il premier Mario Draghi farà approvare oggi dal governo in prima lettura, in attesa dei passaggi parlamentari, prima dell’invio a Bruxelles entro il 30 aprile. Poco più di 300 pagine nelle quali c’è di tutto (compresi l’introduzione delle laurea abilitanti che eviteranno a migliaia di giovani laureati l’esame di Stato, gli incentivi per le imprese che sostengono e certificano la parità di genere, la velocizzazione degli accertamenti per la disabilità, fino alla previsione dell’ufficio semplificazioni). Ma a fare notizia è anche quello che non c’è: ebbene, non c’è l’attesa proroga generalizzata a tutto il 2023 del superbonus del 110%, anche se dal Ministero dell’Economia confermano che a breve arriverà la semplificazione dell’intera procedura e che nella legge di Bilancio si arriverà alla proroga. Mentre per Quota 100 di fatto si conferma quello che sapevamo: "In tema di pensioni, la fase transitoria di applicazione della cosiddetta Quota 100 terminerà a fine anno e sarà sostituita da misure mirate a categorie con mansioni logoranti". Un’indicazione che apre la strada al rafforzamento dell’Ape, ma anche a soluzioni come Quota 102.

Certo è che il premier mantiene fermo l’asse del Piano su sei missioni, quattro grandi riforme, tre priorità trasversali di sostegno a giovani, donne, Sud. Il tutto da finanziare con 191,5 miliardi di fondi europei ai quali si aggiungono i 30 miliardi del Fondo nazionale, con l’obiettivo di avere un impatto sulla crescita del 3,6% nel 2026. Le riforme sono quelle della Pa, della giustizia, della concorrenza e le semplificazioni. La Pa dovrà essere più digitale, snella e accessibile. La giustizia sarà meno lenta, con riforme del processo civile e penale, del Csm, della giustizia tributaria. A luglio arriverà un disegno di legge per spingere la concorrenza, con più gare anche per gli appalti pubblici. Riforme in arrivo anche per il fisco e gli ammortizzatori sociali. Le sei missioni del Piano sono: digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; salute.

Di tutto rilievo una delle riforme definite all’ultimo tuffo: quella delle lauree abilitanti che prevede la "semplificazione delle procedure per l’abilitazione all’esercizio delle professioni rendendo l’esame di laurea coincidente con l’esame di stato, con ciò rendendo semplificato e velocizzato l’accesso al mondo del lavoro da parte dei laureati".