Arriva l’anti Covid per gli animali
Arriva l’anti Covid per gli animali
MOSCA Il primo vaccino animale al mondo contro il Covid-19, sviluppato dagli scienziati del Servizio federale per la sorveglianza veterinaria e fitosanitaria (Rosselkhoznadzor), è stato registrato in Russia. Lo ha annunciato il vice capo dell’organismo di controllo, Konstantin Savenkov. "Carnivak-Cov, un vaccino inattivato con sorbato contro l’infezione da Coronavirus (Covid-19) per gli animali carnivori, sviluppato dal Centro federale per...

MOSCA

Il primo vaccino animale al mondo contro il Covid-19, sviluppato dagli scienziati del Servizio federale per la sorveglianza veterinaria e fitosanitaria (Rosselkhoznadzor), è stato registrato in Russia. Lo ha annunciato il vice capo dell’organismo di controllo, Konstantin Savenkov.

"Carnivak-Cov, un vaccino inattivato con sorbato contro l’infezione da Coronavirus (Covid-19) per gli animali carnivori, sviluppato dal Centro federale per la salute animale di Rosselkhoznadzor, è stato registrato in Russia. Finora, è il primo e unico prodotto al mondo per prevenire il Covid-19 negli animali".

L’obiettivo, ha spiegato il numero due del Servizio federale, è far partire la produzione già da questo mese, dopo l’avvio della sperimentazione clinica lo scorso ottobre, che ha visto coinvolti cani, gatti, visoni, volpi e altri animali.

Secondo Savenkov, si tratta di un vaccino "sicuro" e "Tutti gli animali vaccinati hanno sviluppato anticorpi".

Gli esperti, ha affermato, continuano a studiare la durata della protezione, che "al momento si stima in non meno di sei mesi". "Va sottolineato – ha concluso – che sinora non ci sono evidenze scientifiche della trasmissione del nuovo Coronavirus dagli animali all’uomo, come ha ripetutamente affermato l’Organizzazione mondiale della sanità".

In base alle prove finora raccolte, i più vulnerabili al Covid-19 sembrano essere i mammiferi, inclusi i pet (cani, gatti, criceti) ma anche visoni, scimmie e grandi felini.

In generale i mammiferi potrebbero essere più vulnerabili di pesci, rettili e uccelli e ci sarebbero almeno 26 specie maggiormente a rischio, secondo un recente studio dell’Imperial College di Londra. Fra i più suscettibili, bovini, cani e gatti, meno polli e maiali.

La spiegazione potrebbe risidere nel fatto che in alcuni animali la proteina spike del Coronavirus si lega meglio al recettore Ace2 delle cellule dell’organismo, come avviene nell’essere umano. Tra gli animali che si sono infettati: una tigre, due leoni lo scorso gennaio in uno zoo dela Svezia e tre gorilla, sempre in uno zoo, ma a San Diego. Primo contagio in primati non umani, nonostante già alcune ricerche abbiano già mostrato, nella teoria, che questi animali erano suscettibili al virus.

red. est.