Tim Cook e Andrea Ceccherini a Firenze (Ansa)
Tim Cook e Andrea Ceccherini a Firenze (Ansa)

Firenze, 4 ottobre 2019 - Un patto per elevare il pensiero critico e ridurre i danni causati dalle fake news. "Noi amanti della democrazia crediamo che il pensiero critico sia il cuore della difesa della libertà". È con queste parole che l’erede di Steve Jobs, alla guida del colosso Apple, Tim Cook, annuncia la partnership tra l’azienda di Cupertino e l’Osservatorio Permanente Giovani-Editori. L’organizzazione è stata fondata nel 2000 da Andrea Ceccherini che, con il progetto ‘Il Quotidiano in Classe’ – dedicato all’alfabetizzazione mediatica – rivolto agli studenti delle scuole medie superiori, si è posto, sin dai primi passi, l’obiettivo di formare le coscienze dei giovani per farne cittadini liberi e consapevoli. 
"La gente faceva fatica a distinguere la verità dalle bugie – spiega Tim Cook alla platea straripante di ragazzi al teatro Odeon di Firenze –. Noi abbiamo sempre pensato che fosse importante sviluppare il pensiero critico: ci siamo guardati intorno cercando chi si stesse impegnando nella formazione dei giovani e abbiamo visto che l’Osservatorio stava facendo un ottimo lavoro, per questo motivo ci è parso un onore creare questa partnership ed estendere il progetto a più persone". 

Un evento, quello di ieri, che apre i festeggiamenti per il ventesimo anniversario dell’Osservatorio. Con un progetto internazionale che coinvolgerà tutti i media e che si svilupperà in quattro punti fondamentali che Ceccherini illustra "in questa tappa fondamentale del nostro viaggio". "Apple e Osservatorio si alleano nella sfida di elevare il pensiero critico e ridurre i danni derivati dalle fake news", mette al primo punto Ceccherini. Secondo: "Apple e Osservatorio varano il grande progetto di alfabetizzazione mediatica e tecnologica: è fondamentale capire la tecnologia per comprendere come certe notizie possono scansarvi o raggiungervi – dice il presidente dell’Osservatorio rivolgendosi direttamente ai ragazzi –. E farlo con la società leader al mondo per tecnologia è garanzia di successo". Al terzo punto il coinvolgimento dei media di tutto il mondo a garanzia del successo del progetto: "Tutti possono partecipare per costruirlo insieme a noi". Poi il tocco finale, la messa in opera: il progetto sarà organizzato nei dettagli e testato negli States, poi in Italia "per renderlo ancora migliore e lanciarlo a livello internazionale". 

"Questo – per Ceccherini – è il sogno che diventa una storia vera". Per questo, per coinvolgere nell’entusiasmo anche i ragazzi, cita Einstein e il suo celebre "la mente è come un paracadute, serve solo se si apre". Si scalda la platea di giovani davanti a mister Apple e si slancia in uno scroscio di applausi quando parla dell’azienda di Cupertino che sostiene i diritti umani, che si impegna nella protezione degli immigrati, ma soprattutto per "l’accesso equo all’istruzione che ha portato l’uguaglianza". 

"Se non tutti otterranno gli stessi risultati almeno avranno avuto pari opportunità", dice citando le sue umili origini, figlio di un’impiegata e di un portuale che solamente a 37 anni, quando è stato assunto alla Apple, ha capito che aveva sbagliato il suo approccio alla vita. Fino a quel momento, sostiene di essersi sempre sbagliato a porsi l’interrogativo: qual è il mio scopo? "La domanda da farsi è: ‘come servi l’umanità?’. Da quel momento tutta la mia vita è cambiata, certo, avrei voluto arrivarci prima". Li ammonisce i giovani, quasi li sfida. In un botta e risposta che lo aveva appassionato sin dal primo momento in cui è arrivò qui due anni fa, ancora ospite di Ceccherini e del suo progetto che si è portato nel cuore per farlo maturare in questa partnership. 

Qualche pillola di saggezza: "Non diventate troll", dice Cook ai ragazzi. "Se guardate più uno smartphone di una persona negli occhi state sbagliando", "se passate tutto il vostro tempo sui social media non migliorate: noi con i nostri strumenti non vi abbiamo incoraggiato a perdere tempo". "La tecnologia non è né buona né cattiva, tutto dipende dalla buona fede del creatore della tecnologia e dal modo in cui la utilizziamo". E sono ancora applausi. E selfie.