Caltanissetta, 14 maggio 2018 - Operazione anti-corruzione in Sicilia: la polizia ha arrestato, con altre cinque persone, l'ex presidente di Sicindustria ed ex icona dell'antimafia Antonello Montante, attualmente presidente della Camera di Commercio di Caltanissetta e presidente di Retimpresa Servizi di Confindustria Nazionale. 

Gli arrestati sono accusati di essersi associati allo scopo di commettere più delitti contro la pubblica amministrazione e di accesso abusivo a sistema informatico, nonché più delitti di corruzione.
Tra gli arrestati, tutti ai domiciliari, ci sarebbero anche tre poliziotti che avrebbero fatto parte di una rete di spionaggio al servizio di Montante. I tre agenti - di cui uno da poco andato in pensione - erano in servizio a Palermo. Secondo le indagini della squadra mobile della questura Nissena, i poliziotti  facevano parte di una 'rete di informatori' di Montante al quale avrebbero passato anche dati riservati a cui potevano avere accesso. L'inchiesta è coordinata dal procuratore Amedeo Bertone, dall'aggiunto Gabriele Paci e dai sostituti Stefano Luciani e Maurizio Bonaccorso. 

AI DOMICILIARI - Nell'ambito dell'inchiesta - chiamata "Double face" - sono indagati e agli arresti domiciliari anche il colonnello dei carabinieri Giuseppe D'Agata, ex capocentro della Dia di Palermo tornato all'Arma dopo un periodo nei servizi segreti, Diego Di Simone, ex sostituto commissario della squadra mobile di Palermo, Marco De Angelis, sostituto commissario prima alla questura di Palermo poi alla prefettura di Milano, Ettore Orfanello, ex comandante del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza a Palermo, il re dei supermercati Massimo Romano che gestisce la catena "Mizzica" - Carrefour Sicilia, con oltre 80 punti vendita nella regione. Il sesto provvedimento cautelare riguarda Giuseppe Graceffa, vice sovrintendente della polizia in servizio a Palermo, sospeso dal servizio per un anno.

Con diversi ruoli, gli indagati avrebbero fatto parte di una rete "protettiva" di spionaggio a favore di Montante. Massimo Romano venne indagato per corruzione nell'ambito di una verifica fiscale, andata a buon fine per l'imprenditore, e con lui nell'inchiesta finì anche il maggiore Orfanello. Romano era nel team della legalità di Sicindustria ed è stato presidente Confidi dei Caltanissetta.

INDAGATI ECCELLENTI - Nell'inchiesta vi sarebbe anche 22 indagati, non raggiunti da alcuni provvedimento, accusati di aver fatto parte della catena delle fughe di notizie. Tra di loro l'ex presidente del Senato Renato Schifani; l'ex generale Arturo Esposito, ex direttore del servizio segreto civile (Aisi); Andrea Cavacece, capo reparto dell'Aisi; Andrea Grassi, ex dirigente della prima divisione del Servizio centrale operativo della polizia. Indagati anche il professore Angelo Cuva e Maurizio Bernava.

Schifani, in particolare, avrebbe fra l'altro "riversato le notizie complessivamente apprese dal generale Esposito sulle indagini in corso nel procedimento instaurato a carico di Montante, a Cuva", affinché le comunicasse a uno degli arrestati, il colonnello dei carabinieri Giuseppe D'Agata, ex capo centro della Dia.

IL RUOLO DEI PENTITI - L'indagine, spiega la procura di Caltanissetta, ha preso le mosse dalle dichiarazioni rese nel corso del 2014 dal collaboratore di giustizia Dario Di Francesco, già reggente della cosca di Serradifalco, "il quale ha fornito specifiche indicazioni sulla vicinanza di Montante", dal 2016 indagato per concorso esterno di associazione mafiosa, "all'ambiente mafioso nisseno", in particolare a personaggi di spicco di Cosa nostra quali, tra gli altri, i boss Paolo Arnone e Vincenzo Arnone (entrambi al vertice della cosca di Serradifalco e testimoni di nozze di Montante), personaggi di cui proprio Di Francesco è stato a lungo stretto collaboratore, succedendo poi Vincenzo Arnone nella reggenza della famiglia mafiosa.

Conoscenze ritenute solide, che ha rafforzato le dichiarazioni dei collaboratori Carmelo Barbieri. Pietro Riggio e Aldo Riggi che in precedenza avevano reso a carico dell'indagato. Le risultanze investigative, arricchitesi nel tempo grazie al contributo fornito da due ulteriori collaboratori di giustizia, Salvatore Ferraro e Ciro Vara, "pur confermando il dato relativo ai diretti rapporti in passato intrattenuti da Montante con uomini di vertice dell'organizzazione Cosa nostra, "non sono risultate sufficienti per affermare" in questa inchiesta, spiegano gli investigatori, "la configurabilità del reato di concorso esterno in associazione mafiosa ipotizzato a carico dell'indagato".

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