Ana Bettz, all'anagrafe Anna Bettozzi
Ana Bettz, all'anagrafe Anna Bettozzi

Un antico proverbio africano recita che il miglior posto per nascondere un albero è in una foresta. Invisibile, tra tanti altri. Una categoria quella delle trasparenze che, forse, la cantante Ana Bettz (al secolo Anna Bettozzi), credeva si applicasse soltanto agli abiti che indossava sul palcoscenico. In un gioco di voci e sguardi seducenti. Dai capelli biondo platino ai corsetti neri in cui stringere il proprio prorompente fisico. Senza dimenticare il rossetto con cui rimarcare le labbra carnose. Che, poi, non è mica per tutte, almeno all’alba delle sessanta primavere, sfoggiare un fisico da far invidia a una teen-ager.

Ma a tradirla è stata la sua voglia di apparire. E di comandare. “Aho, me sta a prendere per il culo?….”, urlava al telefono ad Alberto Coppola, esponente delle camorra napoletana e suo referente nel traffico di petrolio di contrabbando di cui, secondo ben quattro procure antimafia (Roma, Napoli, Catanzaro e Reggio Calabria), al vertice c’era proprio la ricca ereditiera. Un’attività che le aveva consentito di superare alcune difficoltà di liquidità dopo la prematura scomparsa del marito, il petroliere romano Sergio Di Cesare avvenuta nel 2018. Lei che, nata immobiliarista (all’epoca, come racconta Il Secolo XIX aveva i capelli neri e pubblicizzava Le case firmate), maturata cantante (Ecstasy, il suo primo singolo del 1997, è stato realizzato dal produttore dei videoclip di Madonna e Michael Jackson), aveva cercato in tutti i modi di sfondare nel mondo dello spettacolo. Senza sfondare. Anche perché, sospirano ora i maligni, “non è che fosse poi così tanto intonata”. Benché lei sulle terrazze romane o nelle ville della Costa Smeralda raccontasse un’altra storia: “Ho duettato con Dionne Warwick, Cher e Peter Gabriel sono i miei grandi amici”. Ma tant’è. Più che popstar era rimasta aspirante showgirl. Ma lei non si demoralizzava. Anzi, aveva rilanciato. Così, secondo quanto ricostruiscono la Guardia di Finanza e i Ros dei Carabinieri, quando la Maxpetroli, ereditata dal marito, inizia a navigare in cattive acque, lei chiede un’iniziezione di liquidità ad amici. Non proprio amici qualsiasi. Sono gli uomini del clan Moccia che, come spiega il procuratore capo di Roma, Michele Prestipino, storicamente ha fatto registrare la propria presenza in regime di monopolio dei prodotti petroliferi”.

E qui arriva l’ennesima svolta nella vita di Ana Bettz. Sì, perché lasciate da parte le note e la musica, la vedova Di Cesare, si reinventa capoclan. Secondo le accuse, Ana e la figlia Virginia Di Cesare (ai domiciliari) avrebbero promosso “un’associazione a delinquere mafiosa per raggirare il fisco”. Le due riciclavano e corrompevano - si legge nell’ordinanza che ha fatto scattare gli arresti - di denaro sporco. Gli inquirenti hanno scoperto omessi versamenti al fisco per 185 milioni. Il denaro sarebbe stato poi riciclato in attività commerciali, immobili e testimonial: come nel marzo 2019 quando furono versati 250mila euro, di cui 150mila in contanti all’attore Gabriel Garko per uno spot dell’azienda di famiglia. Una passione quella per lo star system che per Ana Bettz era quasi un’ossessione. Così due anni fa si presentò con l’attore sul tappeto rosso del festival di Cannes.

Una passione che pochi giorni prima l’aveva già tradita. Sì, perché Ana Bettz, per i suoi spostamenti oltre il confine italiano non aveva scelto certo un’anonima utilitaria, ma una fiammante Rolls Royce. Non proprio trasparente, come il vedo-non-vedo degli abiti che sfoggiava pure nelle sue apparizioni televisive A quelli che il calcio. Così, i militari della Guardia di Finanza di Ventimiglia vedendosela apparire davanti non potero far altro che alzare la paletta. Per un controllo. "Patente, libretto e assicurazione", le intimò il finanziere. Ma a nulla le valse l’esperienza del palcoscenico, quella volta  ‘tradì’ più nervosismo che brividi di seduzione. E scattò una perquisizione più approfondita. La sorpresa fu tanta quando, all’interno della vettura, si disvelarono 300mila euro in contanti. In tagli da 50 e 100 euro.  Ma, come scoprirono poco dopo i militari, non erano i soli. Con sé, Anna Bettozzi, aveva un altro milione e 700mila euro, celati nella suite dell’Hotel dove alloggiava. Così, la cantante finì sul registro degli indagati della Procura di Ventimiglia con la pesante accusa di riciclaggio.

Una vicenda su cui, all’epoca, gli inquirenti mantennero il massimo riserbo, impegnati come erano a cercare di ricostruire la provenienza di quella consistente somma di denaro. Era solo l’inizio di quell’inchiesta che ieri l’ha condotta agli arresti (per ora in un clinica romana dopo il malore che l’ha sorpresa alla lettura dell’ordinanza del gip). Ma, forse, Ana questa volta riuscirà ad essere più trasparente della Rolls Royce su cui viaggiava verso il confine con la Francia. Non è la prima volta che Anna Bettozzi si trova in una brutta situazione. Nel 1999, insieme al marito Sergio Di Cesare, venne sequestrata per una notte intera nella loro villa al Quarto Miglio a Roma, da una banda di malviventi che poi fuggirono con soldi e gioielli per un valore di 100 milioni delle vecchie lire. Ma quella volta era una vittima, questa volta, al contrario, è la protagonista di una fuga di capitali e di una frode al fisco tutta da chiarire. Nella massima trasparenza. Ça va sans dire.