Cesare De Carlo Alla politica spesso si può applicare l’aforisma del giornalismo e cioè che nulla è più nuovo di quanto pubblicato il giorno prima. Così accade che a meno di una settimana dall’insediamento Joe Biden firmi un ordine esecutivo: "Buy American", compra americano. Ma non l’aveva già proclamato Trump? Dov’è la discontinuità attesa dai governi europei che speravano...

Cesare

De Carlo

Alla politica spesso si può applicare l’aforisma del giornalismo e cioè che nulla è più nuovo di quanto pubblicato il giorno prima. Così accade che a meno di una settimana dall’insediamento Joe Biden firmi un ordine esecutivo: "Buy American", compra americano. Ma non l’aveva già proclamato Trump? Dov’è la discontinuità attesa dai governi europei che speravano in una linea meno protezionistica? Ritengo doveroso precisare che il Buy American si riferisce agli enti federali. Non copre il commercio delle società private sulle quali comunque pesano tuttora i dazi di Trump. Ma nulla lascia prevedere un ripensamento della nuova amministrazione. Anzi. Silenzio assoluto sull’ultima decisione dello sconfitto presidente: l’adottò il giorno prima di lasciare la Casa Bianca ed è basata sul Buy American Act del 1933. Prevede un aumento dei requisiti dei prodotti da considerare americani e dunque esclusi dai dazi: sino al 95 per cento per ferro e acciaio e del 55 per cento per il resto. E prevede anche un aumento ‘’ragionevole’’ del prezzo che il governo federale può pagare per il Made in Usa rispetto al Made in qualsiasi altra parte del mondo. Quali le implicazioni? Ovviamente minori importazioni. Nel settore pubblico, nel quale gli acquisti di beni e servizi ammontano a 600 miliardi di dollari l’anno, in parte consistente dall’estero. E nel settore privato già gravato dai dazi del cattivo Trump. Eppure la Costituzione americana riconosce al Congresso la competenza a legiferare sul commercio internazionale. Di fatto però il Congresso se n’è spogliato e accetta i diktat dei poteri esecutivi del presidente. Altro che svolta! I più danneggiati sono i Paesi amici e alleati. Il Canada ha già protestato. E invece all’origine dei guai comuni è la Cina comunista nella World Trade Organization. La volle Clinton. Un suicidio. E Biden, come Clinton, sembra prigioniero della retorica globalista.