Milena Vigani alle recenti udienze  si è presentata  in Tribunale con i fratelli  Nadia e Marco:  «Ma non siamo nemmeno potuti  andare  oltre il cancello» (Studionord)
Milena Vigani alle recenti udienze si è presentata in Tribunale con i fratelli Nadia e Marco: «Ma non siamo nemmeno potuti andare oltre il cancello» (Studionord)

Arese (Milano), 8 dicembre 2014 - «Il caso 19, Giancarlo Vigani, mio padre. Vittima due volte». A parlare è Milena Vigani, figlia di Giancarlo, il limbiatese ucciso in pochi mesi nel 2001, a 66 anni, da un mesotelioma pleurico, il male dell’amianto. Il suo nome è fra i cinque prescritti nel processo in cui sono imputati anche Paolo Cantarella e Giorgio Garuzzo, rispettivamente ex amministratore delegato ed ex presidente di Fiat Auto, e altri quattro ex manager accusati di omicidio colposo per le morti di 21 operai per forme tumorali causate, secondo l’ipotesi della Procura, dalla presenza di amianto nello stabilimento Alfa Romeo negli anni Ottanta e Novanta.

«Mio padre è una delle vittime dell’amianto che non riceverà giustizia per un’assurda prescrizione. La mia è una rabbia che non trova pace», prosegue Milena. Insieme ai due fratelli Nadia e Marco alle recenti udienze si è presentata in Tribunale a Milano, «ma non siamo potuti andare oltre al cancello». A tredici anni di distanza da quel lutto, a febbraio sono stati contattati dalla Procura di Milano e si sono costituiti parte civile con altre famiglie nel processo. Poi a luglio l’amara decisione del gup: «Il caso numero 19 non ammesso perché prescritto». Con Vigani altre quattro morti precedenti al 2003 sono state cancellate dal fascicolo processuale.

«Mi risulta inconcepibile pensare alla prescrizione di un omicidio. Non credo sia una colpa l’essere morto prima degli altri. I morti sono morti. E la colpa è loro – lo sfogo di Milena – In noi si era riaccesa la speranza di poter rendere giustizia a nostro padre e fare in modo che queste cose non succedano più. Abbiamo sperato... Sperato in una condanna per queste persone che sapevano ma che non hanno fatto nulla per evitare il peggio. La prescrizione è di fatto un’ingiustizia, lo dico da figlia ma soprattutto da cittadina che crede in certi valori, o meglio che credeva in certi valori».

Il 19 novembre la Suprema Corte annullava senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato di disastro ambientale la sentenza della Corte d’appello di Torino sulla strage dell’Eternit. La stessa situazione potrebbe ripetersi in questo processo contro l’ex manager della Fiat Paolo Cantarella e gli altri dirigenti del colosso automobilistico se faranno appello. Le prescrizioni a quel punto da cinque salirebbero a 21. «Non ci arrendiamo – conclude Milena – Con i nostri pochi mezzi cercheremo di andare avanti e ottenere giustizia per nostro padre, consapevoli che nessuno potrà mai restituircelo».

monica.guerci@ilgiorno.net