16 mar 2022

Altro giro di sanzioni: via gioielli e supercar E non compreremo più l’acciaio da Mosca

Il quarto blocco di misure europee colpisce lo stile di vita: stop a beni di lusso, arredamento, vini e vestiti oltre la soglia dei 300 euro. L’embargo siderurgico causerà al Cremlino una perdita di 3,3 miliardi. Ma Bruxelles non può ancora fare a meno di gas e petrolio

elena comelli
Cronaca
Una giovane donna seduta sulle macerie di un edificio danneggiato dai bombardamenti a Kiev, in Ucraina. L’avanzata delle truppe russe, pur rallentando, non si arresta
Una giovane donna seduta sulle macerie di un edificio danneggiato dai bombardamenti a Kiev, in Ucraina. L’avanzata delle truppe russe, pur rallentando, non si arresta
Una giovane donna seduta sulle macerie di un edificio danneggiato dai bombardamenti a Kiev, in Ucraina. L’avanzata delle truppe russe, pur rallentando, non si arresta

di Elena Comelli

Via libera al quarto pacchetto di sanzioni contro la Russia, adottate dell’Ue in coordinamento con il G7. Le nuove misure colpiscono da un lato lo stile di vita dei moscoviti, vietando l’export europeo di beni di lusso (dai 300 euro in su), dall’altro la capacità industriale della Russia, con il divieto di esportare tecnologie per il settore dell’energia e col blocco all’import di prodotti di acciaio e alluminio, ma non comprendono il blocco dell’import di gas e petrolio, misura imposta invece dagli Usa e dal Regno Unito.

Il blocco dei prodotti siderurgici, secondo le stime di Bruxelles, comporterà per Mosca la perdita di un giro d’affari di circa 3,3 miliardi di euro. Per l’Italia, spiega Davide Tentori dell’Ispi, le ricadute complessive delle sanzioni potrebbero avere un impatto di quasi 8 miliardi di euro. "Il mercato russo per l’Italia vale l’1,6% del totale delle nostre esportazioni", spiega Tentori. "Ci saranno dei settori del Made in Italy che ne risentiranno di più, perché perderanno un mercato di sbocco importante, in particolare con quest’ultimo pacchetto che colpisce le produzioni d’alta gamma, l’arredamento, i prodotti di design e l’abbigliamento. Niente, però, che non si possa recuperare nel tempo, riposizionandosi su altri mercati", ragiona Tentori.

Ne risentiranno i produttori di apparecchiature e componentistica, che sono stati presi di mira anche nelle precedenti tornate. Più che le ricadute dirette della sanzioni, però, quello che preoccupa sono le ricadute indirette, come l’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime, soprattutto in quei settori, come l’agroalimentare, dove i prezzi non si possono alzare più di tanto per non uscire dal mercato.

Per quanto riguarda la Russia, la misura più grave, secondo Tentori, è la decisione dell’Ue di bloccare lo status finora concesso dalla Wto di "nazione più favorita", una clausola che conferisce non poche facilitazioni nell’interscambio commerciale. "Con questa mossa, il livello dei dazi imposti sulle importazioni russe passerà in media dal 5,7% al 35%, rendendo questi prodotti molto meno competitivi e spingendoli ulteriormente fuori dal nostro mercato", rileva Tentori. Il progressivo isolamento avrà enormi ricadute sull’economia russa, che quest’anno potrebbe subire una recessione del 7-8%, una mazzata che si aggira sul 10% complessivo se si condiera che, prima dell’invasione dell’Ucraina, era prevista in crescita del 2%.

Con le sanzioni di ieri si allunga anche la black list degli oligarchi colpiti, tra cui il patron del Chelsea, Roman Abramovich, (ma non la società sportiva) e German Khan, uno dei principali azionisti di Alfa Group e una delle persone più influenti della Russia, più altri imprenditori di spicco operanti in settori economici chiave (siderurgia, energia, settore bancario, media, prodotti militari), come Marina Vladimirovna Sechina, ex-moglie di Igor Sechin, amministratore delegato di Rosneft. Colpiti anche lobbisti e uomini della propaganda come Konstantin Ernst, ad di Channel One Russia. Entrare nella black list per gli oligarchi comporta il congelamento dei beni e il divieto d’ingresso nell’Ue, ma per chi ha un passaporto europeo sarà lo Stato membro di appartenenza a decidere se permettere l’ingresso nel proprio Paese o meno.

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