Il suo nome era Alessandra Piovesana, milanese. In quel lontano 1976 aveva 14 anni. Fu l’unica sopravvissuta alla terribile tragedia della funivia di Cavalese, in provincia di Trento. Un disastro, il più grave incidente a una funivia mai verificatosi nel Novecento. Le vittime furono 42, tra cui 15 bambini, 11 gli italiani. La fune portante di acciaio della funivia aerea si ruppe mentre la cabina stava scendendo dall’Alpe Cermis, vicino alla stazione sciistica dolomitica.

La cabina, erano le cinque e mezzo di pomeriggio del 9 marzo 1976, precipitò sul fianco della montagna. Un impressionante volo di 200 metri. Ma non finì lì. La cabina continuò a slittare sul terreno per altri 100 metri. Poi, si fermò. La portata della funivia era di 40 persone, ma, quando avvenne la tragedia, c’erano 43 persone a bordo. Il tutto venne giustificato col fatto che c’erano molti bambini.

Alessandra fu l’unica sopravvissuta. Era in gita scolastica e stava scendendo a valle con due amici. La degenza in ospedale, con le gambe rotte e fratture a un piede, fu lunghissima. Poi, Alessandra si rimise. Nei processi che seguirono la tragedia lei testimoniò e fu risarcita con cinquanta milioni di lire. Divenne giornalista, ma una malattia se la portò via nel 2009.