Per il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi il voler imporre all’Egitto una tutela dei diritti umani considerata valida in altri Paesi, accelerando i tempi rispetto alle esigenze di sviluppo economico-sociale, è un "approccio dittatoriale". Così il capo di Stato egiziano, assediato da denunce su abusi delle sue forze di sicurezza e critiche al suo approccio autocratico al potere, parlando alla cerimonia per il varo della prima "strategia nazionale per i diritti umani" egiziana nella nuova capitale amministrativa a est del Cairo. Notando che ad assistere all’evento c’erano "stranieri" (tra cui molti ambasciatori), al-Sisi ha ricordato che "ognuno crede di essere migliore degli altri e vuole imporlo ad altre società. Per favore tenete a mente che questo potrebbe essere un approccio dittatoriale. Potete applicarlo e considerarlo il massimo per le vostre società, ma non per le nostre". Il presidente non ha fatto alcun cenno a Patrick Zaki, il ricercatore in carcere da un anno e mezzo. E tanto meno ha parlato dell’omicidio di Giulio Regeni, del cui martirio non si conosce ancora la verità.