"Abbiamo eliminato la povertà" esultò l’allora viceremier del governo Conte Luigi Di Maio, affacciato dal balcone di Palazzo Chigi, con gli altri ministri del Movimento 5 Stelle, davanti a una folla di parlamentari pentastellati che festeggiò così l’approvazione del Def che conteneva l’agognato reddito di cittadinanza.

Il sussidio fu poi istituito con il Decreto Legge n°4 del 28 gennaio 2019 è una forma condizionata e non individuale di reddito minimo garantito, una forma di assistenzialismo, e viene chiamato impropriamente reddito di cittadinanza. Viene versato solo a disoccupati, inoccupati o lavoratori che hanno una situazione economica ISEE inferiore a una certa soglia. Subisce variazioni in riferimento al proprio status familiare, e non può essere richiesto da ogni singolo individuo facente parte di un nucleo familiare, ma solo a un individuo per nucleo familiare.

Ci sono una serie di blandi obblighi, quali iscriversi a un centro d’impiego, ma sinora senza l’obbligo di accetare i lavori proposti o di essere disponibile a lavori di pubblica utilità.